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| Locandina del film "Sciuscià" |
Intervista a Pino Gesualdi, operatore cinematografico
Gli “operatori cinematografici” sono,
soprattutto erano, figure professionali, indispensabili nelle proiezioni del
film. Una volta quelli bravi erano rari, difficili da trovare, noti e
apprezzati nei cinema delle città e delle periferie Un tempo le macchine per
proiettare erano più difficili da manovrare, e, come in molti mestieri
artigianali, occhio e manualità la facevano da padroni.
Nei paesi piccoli e nelle cittadine questi
operatori erano conosciuti da tutti, e talvolta, quando le pellicole si
inceppavano o si rompevano, o la sala piombava nel buio improvviso, erano anche
facile oggetto di polemiche da parte di spettatori impazienti e un po’
…maleducati.
Oggi incontro uno di questi, Pino
Gesualdi, classe 1934. Mi riceve cordialmente a casa sua insieme alla sua
gentile consorte, e accetta volentieri di essere intervistato.
“Iniziai a lavorare al Garibaldi ad appena
16 anni, e lì imparai il mestiere con l’aiuto del proprietario Luigino Muceli e
un altro operatore, Gigiotto Comida.”, così inizia il suo racconto personale.
Appena fu possibile il nostro operatore
diede l’esame a Nuoro davanti ad una
commissione di tre persone inviate dalla Questura, presso il Cinema Eliseo. “Ottenni il patentino di
operatore cinematografico nel 1955” e mi mostra un foglio rilasciato dalla
Stazione dei Carabinieri di Tortolì dove si attesta che “in data 19 luglio 1955
è stato giudicato idoneo all’esercizio di operatore cinematografico”.
Conserva tale documento in un taschino, ancora fiero di tale risultato.
L’esame consisteva nella descrizione esatta di ogni pezzo della
macchina di proiezione, in una prova pratica in cui doveva dimostrare di
saperla usare, in alcune norme di carattere normativo generale, soprattutto in
merito alle norme antincendio: il signor Pino ricorda che gli esaminandi erano
pochi e che lui passò tale esame proprio perché aveva alle spalle cinque anni
di pratica.
“Al Cinema Garibaldi vi rimasi circa dieci
anni - continua il nostro operatore - e furono anni per me di soddisfazione”.
Poi emigrò ad Uboldo, in provincia di Varese, dove lavorò nel settore della
tessitura per più di dieci anni. Qui si sposa e, infine torna a Tortolì nel
1972: dopo una breve parentesi di lavoro presso il fratello, viene impiegato al
centralino presso l’Intermare Sarda e
contemporaneamente di nuovo come operatore cinematografico al “Cinema
Garibaldi”, con gli eredi di Luigino Muceli, Lucia e Franco.
“La macchina di proiezione, lo stesso
cinema erano diversi da quelli di un tempo - mi racconta -. D’estate il lavoro era fiorente: io stavo
sempre al “Cine Garibaldi” con Lucia, mentre Franco portava l’arte del cinema in altri lidi, per esempio
a San Teodoro, o nell’arena all’aperto di Tortolì (presso il cortile delle
Scuole Elementari o in altri spazi)”
Il nostro intervistato ricorda con piacere quel periodo, sia perché
innamorato del cinema, sia perché con questo lavoro riusciva a pagarsi
l’affitto mensile della casa. Gli chiedo però di tornare indietro con la
memoria, di riandare a quella prima fase pioneristica degli anni Cinquanta. E
allora i suoi ricordi si fissano su alcune circostanze, su alcuni particolari.
Per esempio sul fatto che “con la prima macchina , quella
a carboncini, come operatore dovevo stare sempre con gli occhi su di lei, pronto ad intervenire per riparare
eventuali guasti, e per sostituire i carboncini alla fine del primo tempo,
nell’intervallo. Sostituire in fretta e bene i due carboncini, uno positivo e
uno negativo, uno corto e uno lungo”.
Si proiettava quasi ogni giorno e con due
spettacoli la domenica, ricorda ancora. “Certo negli anni Settanta il lavoro
come operatore era più facile, la tecnologia ci dava una mano, e non era più
necessario mangiare vicino alla macchina come nel periodo precedente”.
Chiedo se ricorda quali fossero le
difficoltà più grandi, gli ostacoli che dovevano quotidianamente superare. E
qui apre un discorso-ricordo sul trasporto delle pizze cinematografiche.
“Arrivavano in corriera, ma in alcuni periodi, ci scambiavamo i film con il
gestore di Barisardo (il signor Piras, mi pare si chiamasse), per dimezzare i
costi. Ed io con la vespa del signor Luigino, andavo a Barisardo per portare le
pizze”.
Infine gli chiedo qualcosa sugli
spettatori e sul loro numero. “Le sale erano piene, non c’era la televisione e
soprattutto in certe occasioni c’era proprio il pienone”. Quali erano queste
occasioni?
“Sia per la proiezione di film come “Il segno
di Zorro” con Tyrone Power, “Il Conte di Montecristo”, il primo Tarzan con J.
Weissmuller”, mi risponde senza esitare e con una certa emozione il signor Pino,
“sia anche in occasioni diverse dalla proiezione di film, come per esempio la
festa di carnevale”.

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