Visualizzazione post con etichetta attualità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta attualità. Mostra tutti i post

sabato 10 marzo 2018

Ristretti ristretti


In occasione dell’ultimo Consiglio dei ministri tenutosi alla vigilia delle elezioni il governo Gentiloni non ha voluto assumersi la responsabilità di approvare il decreto legislativo che doveva riformare la legge di Ordinamento Penitenziario.
Troppo forte è stato il timore di perdere consensi elettorali per quella che era stata definita dai soliti commentatori in mala fede come l’ennesima legge “svuota carceri”.
In realtà la riforma rimasta nei cassetti del Ministero della Giustizia non conteneva alcuna amnistia o indulto mascherati, ma - al contrario - costituiva un tentativo di razionalizzare e armonizzare una materia complessa, che negli anni era andata stratificandosi a causa di ripetuti tentativi interventi normativi o di sentenze della Corte costituzionale e della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che, sotto diversi aspetti, avevano prodotto incoerenze e ingiustificate disparità di trattamento, e in alcuni casi addirittura avevano provocato clamorose condanne dello Stato Italiano.
Ma - tant’è - si è preferito ancora una volta dare ascolto al sordo brontolio proveniente dalla pancia di una società che reclama sicurezza e che è sempre ostile ad ogni tentativo di umanizzare la pena carceraria, traducendo l’esigenza di “certezza della pena” in un esasperato ricorso alla carcerazione.

I problemi legati alle condizioni di vita carceraria sono quasi sempre ignorati o trattati con insofferenza e le carceri sono diventate delle discariche sociali, in cui vengono - di fatto - seppellite persone che hanno sì commesso reati, ma che - guarda caso - provengono per la quasi totalità dalle classi sociali più basse, spesso sono straniere, spesso hanno problemi di tossicodipendenza o malattie psichiatriche, che richiederebbero ben altro tipo di approccio.
E non sempre chi sta in carcere ha commesso reati più gravi di chi - nonostante una condanna - riesce ad evitare la carcerazione: per esempio, chi fa piccolo spaccio di droga o commette ripetutamente dei piccoli furti per procurarsi la dose quotidiana di stupefacenti merita di stare in carcere più di quei “colletti bianchi” che, abusando della propria posizione di potere, commettono reati contro la Pubblica Amministrazione (cioè contro tutti noi), o evadono le tasse, scaricando i propri profitti illeciti sui contribuenti onesti?
Molti ritengono che la società sia più sicura rinchiudendo dietro le sbarre tutti i condannati, senza porsi il problema di garantire condizioni di vita che consentano, una volta scontata la pena, che quelle stesse persone rientrino nel circuito sociale in condizioni tali da potersi reintegrare ed evitare così la ricaduta nel reato.
Sarebbe importante, per ottenere questo risultato, che la carcerazione rispondesse ad alcuni requisiti:
1. istituti diversi in funzione della gravità e tipologia di reato commesso: si eviterebbe così il fenomeno del “contagio criminale” che oggi fa sì che condannati di scarsa pericolosità sociale vengano in contatto con un ambiente che inevitabilmente li può condurre a ripetere il reato o ad affiliarsi ad organizzazioni criminose;
2. Facilitare il lavoro dei detenuti, sia all’interno che all’esterno degli Istituti di pena, retribuendolo adeguatamente: il lavoro deve essere pagato, perché spesso i detenuti hanno famiglie da mantenere e spese di giustizia da pagare, e non accumulare debiti li aiuterebbe nel momento in cui riacquistano la libertà;
3. I luoghi di detenzione non dovrebbero somigliare a dei gironi infernali, come accade oggi, dove le persone più disparate sono costrette a vivere ammassate, tollerandosi a vicenda e trascorrendo al chiuso 22-23 ore al giorno. La pena detentiva consiste nella privazione della libertà, tutte le sofferenze aggiuntive sono ingiustificate e controproducenti. La nostra Costituzione vieta le pene inumane e degradanti ed è senza dubbio degradante dover espletare i propri bisogni fisiologici nello spazio ristretto condiviso dai compagni di detenzione, o non potersi lavare tutti i giorni, o non disporre di acqua calda a sufficienza, o cucinare e consumare i pasti nella stessa cella in cui è collocato il wc.
4. Sempre la nostra Costituzione prescrive che la pena deve tendere alla rieducazione dei condannati, ma come si può pensare di poter raggiungere questo obiettivo quando - nella maggior parte degli Istituti - i detenuti trascorrono le loro interminabili giornate in branda, senza poter svolgere nessun tipo di attività? Dovrebbero essere messi in condizione di studiare, frequentare corsi professionali, praticare attività sportive, avere rapporti più frequenti con i propri familiari, in ambienti decorosi e nei quali sia garantita intimità e riservatezza. Molti detenuti preferiscono rinunciare alle visite dei propri bambini perché questi subirebbero un trauma nel vederli in luoghi così squallidi e opprimenti....
5. Trattare i detenuti con decoro e umanità non sarebbe uno schiaffo per le vittime dei reati, le quali non ottengono alcun beneficio dalle sofferenze inflitte a chi ha recato loro un’offesa, mentre sicuramente ne otterrebbero se potessero essere risarcite ((con le retribuzioni percepite dagli autori del reato grazie al lavoro svolto in detenzione), così come tutta la società trarrebbe beneficio dal riavere, dopo l’espiazione della pena, persone non incattivite da anni di inutili vessazioni.
Si potrebbe continuare a lungo, ma sono sufficienti questi pochi esempi per farsi un’idea di quali fossero i temi che la mancata riforma penitenziaria intendeva affrontare.
Non uno svuota carceri, quindi, ma un tentativo di ricondurre ad umanità le condizioni detentive, come più volte il Legislatore italiano è stato richiamato a fare dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.
Un’occasione mancata - l’ennesima direi -per far prevalere la ragione sullo squallido calcolo elettorale.

giovedì 8 marzo 2018

Cronache ogliastrine


Che cosa sono queste “Cronache ogliastrine”? Un punto di riferimento critico aperto a tutte le donne e gli uomini di buona volontà, che vorranno discutere sulla realtà ogliastrina.
Di che cosa si parlerà? Di argomenti e fatti piccoli e grandi, che accadono in Ogliastra (ma anche nel mondo), di cui le “cronache ufficiali” si occupano poco o niente, o solo per un giorno, inghiottite dalla velocità consumistica dei tempi: temi che noi riteniamo interessanti e meritevoli di approfondimento.

Ma quale sarà lo STILE con cui si affronterranno queste cronache? “Con ogni stile, che non annoi”: bisognerà avvicinarsi a temi scelti con una certa leggerezza, che non esclude la serietà, con ironia e con punti di vista diversi.

Quanto durerà questa iniziativa? Non lo sappiamo, forse niente, ma questo dipenderà dall’interesse che sapremo suscitare, dal pubblico che vorrà seguirci, dallo scambio di opinioni che saprà scatenare. Se non riusciremo ad aprire un dibattito, chiuderemo subito.

Qual è lo scopo di questa proposta? Innanzitutto quello di divertirci noi per primi - passo preliminare per essere “letti e criticati” da altre persone - creando qualcosa che possa piacere e, possibilmente, essere utile anche agli altri. Ma cos’è l’utile? E ciò che riteniamo inutile è davvero inutile? Noi per esempio non riteniamo che sia utile solo ciò che promuove il profitto, né che lo studio del greco o la lettura di una poesia di Saffo siano inutili. Ci piacciono ancora la gratuità e il disinteresse che possiamo vivere nelle nostre vite, anche se oggi sono considerati fuori moda e controcorrente. Il fine quindi è quello di capire chi siamo e in che realtà viviamo. Una storiella di Nuccio Ordine ci aiuta a inquadrare il problema: “Ci sono due giovani pesci che nuotano e a un certo punto incontrano un pesce anziano che va nella direzione opposta, fa un cenno di saluto e dice: - Salve, ragazzi, com’è l’acqua? -  I due pesci giovani nuotano un altro po’, poi uno guarda l’altro e fa: - Che cavolo è l’acqua? -.

Ma perché questo titolo? Una sera invernale bagnata dalla pioggia, ci siamo ritrovati come amici in un ristorante di Tortolì, e tra una pietanza e l’altra è nata l’idea di dare spazio pubblico alle conversazioni di natura politica, sociale, culturale da noi gustate durante tutta la cena. Ci è sembrato che fosse possibile trasportare in rete le conversazioni, ci siamo accorti che diversi fatti descritti, o meglio raccontati al ristorante, non erano conosciuti da tutti per lo scarso spazio avuto sui giornali ufficiali. La realtà ogliastrina di cui vogliamo parlare è quindi quella che ci circonda, il mare in cui siamo immersi senza capirne a volte le coordinate.

Cronache”, cioè narrazioni o descrizioni di fatti (che riteniamo importanti) della vita dei nostri paesi in vari settori (sport, politica, arte e cultura, vita scolastica, politica, economia, paesaggio ecc. ecc.).

Ogliastrine”, non perché riteniamo l’Ogliastra l’ombelico del mondo, ma solo perché ci viviamo. Siamo consapevoli che per vedere e capire ciò che viviamo serva sia uno sguardo da vicino, sia uno sguardo da lontano: per questo ci auguriamo che anche coloro che per motivi di studio o di lavoro abitano lontano dall’Ogliastra possano e vogliano dare un contributo alle tematiche che affronteremo.

Di fatto le “Cronache” vorrebbero essere uno spunto di riflessione e di risposta contro la rabbia e la rassegnazione che ci chiudono gli occhi; contro la menzogna che ci intorbidisce le menti. Ci piacerebbe che ci aiutassero a costruire le mappe reali della nostra realtà ogliastrina.

Certo proporre un altro sito nel mare magnum della rete è temerario e provocatorio, ma noi non perdiamo di vista la possibilità di una vera conversazione, lasciando le chiacchiere.

Finiamo con un pensiero di uno che la rete la conosce davvero, Sherry Turkle, quando ci ammonisce a non abusare della virtualità della rete, perché “tutto ciò contribuisce sempre più a una fuga dalla conversazione, perlomeno da una conversazione aperta e spontanea, in cui giochiamo con le nostre idee e ci concediamo di essere completamente presenti e vulnerabili. Sono proprio queste le conversazioni in cui prosperano l’empatia e l’intimità e l’azione sociale acquista forza. Sono le conversazioni in cui trovano maggiore impulso le collaborazioni creative…”

La soluzione finale

Oggi, durante una delle solite, estenuanti attese  che in Tribunale arrivasse il turno della mia udienza, mi sono imbattuta in un post su Facebook in cui Andrea Orlando criticava la scelta di Renzi di rimandare le sue dimissioni al Congresso del partito, così da dettar legge durante la delicata fase che si sta aprendo.

Poi ho letto i commenti che Orlando aveva ricevuto, ce n’erano migliaia, e io avevo molto tempo…
Ho strabuzzato gli occhi.

La stragrande maggioranza erano commenti di elettori del PD che approvavano la scelta del Segretario, e invitavano Orlando a fare lui autocritica, accusandolo di essere la causa della sconfitta elettorale unitamente alla minoranza interna del Partito, Emiliano in testa: gli elettori si dicevano stanchi che si lavassero i panni sporchi in pubblico, che si provocassero divisioni per ambizioni personali, che si accoltellasse alle spalle il Segretario, senza la cui guida il PD sarebbe stato ridotto ai minimi termini, e invitavano Orlando a raggiungere D’Alema e Bersani per sparire insieme a loro nell’irrilevanza politica…


Molti gli ricordavano di essere stato un pessimo Ministro della Giustizia (in questo concordo) e la maggior parte di loro condivideva la scelta di Renzi, di non appoggiare un governo 5S, come invece la minoranza, chiaramente, sperava di fare, per conquistare qualche poltrona.

Ma come, dicevano, dovremmo forse fare da stampella a chi ci ha sempre umiliato, attaccato, accusato di essere ladri, mafiosi e di avere le mani sporche di sangue? Che ci provino loro, adesso, a fare un governo, mentre noi assecondiamo la volontà degli elettori e restiamo all’opposizione!

Può essere condivisibile la scelta di respingere ogni appoggio ad un governo con 5S e Salvini (molti annunciavano che, diversamente, avrebbero restituito la tessera PD), ma dipingere Renzi come un baluardo contro gli inciuci mi pare sia in contraddizione con dati di fatto incontestabili sui quali gli iscritti PD, stranamente, non trovavano niente da dire: l’unico inciucio che va bene è quello con FI?

Perché finora, a fronte del paventato inciucio con 5S e Lega, l’unico che sia già stato fatto è quello con Berlusconi, senza provocare la sollevazione degli iscritti.

Del resto Renzi ha affermato solo che non avrebbe fatto la stampella a governi con estremisti, lasciando così implicitamente la porta aperta a un accordo con il moderato Berlusconi.

Negli ultimi cinque anni il PD ha governato (male) proprio facendo un’alleanza con la destra più disonesta, becera, oscurantista, impartendo alla propria politica una svolta decisamente conservatrice, che ha prodotto innumerevoli regressi legislativi a scapito di lavoratori, classi sociali più disagiate e facendo una netta scelta di campo in favore dei capitalisti e degli speculatori finanziari; ha evitato accuratamente di combattere mafia e corruzione; ha promosso riforme finalizzate all’accentramento del potere a sé e al suo cerchio magico, alla soppressione delle consultazioni elettorali (vd. Province e riforma del Senato), alla drastica riduzione delle autonomie locali.

Ha partorito due leggi elettorali di concerto con Berlusconi, la prima delle quali (Italicum) è stata dichiarata incostituzionale ancora prima di essere applicata e, la seconda (Rosatellum), i cui brillanti risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Ma il problema del c.d. Rosatellum non è tanto la difficoltà di formare una maggioranza parlamentare di governo, quanto il fatto che fosse proprio questo il risultato che si è voluto perseguire, per avere un alibi formidabile all’eterno inciucio PD-FI, che si potrà continuare a propagandare come l’unica scelta responsabile per non lasciare l’Italia priva di governo…

Che proprio le politiche di destra e gli eterni caminetti a casa di Berlusconi siano stati la causa dell’allontanamento dell’elettorato del PD non è nemmeno passato per la testa dei commentatori del post di Orlando (salvo rare eccezioni) e questo me lo sono spiegata pensando che ormai gli elettori PD sono gli ex-democristiani, che se ne infischiano della totale distruzione della sinistra e che, al contrario, ne gioiscono, augurando alla minoranza interna di fare la fine di Grasso, Bersani e D’Alema.


Altrettanto ignorato è l’aspetto relativo alla partecipazione alle scelte del Partito: i commentatori, usando espressioni colorite, dicevano di essersi rotti le scatole delle diatribe interne, delle lotte intestine, che erano la causa dell’allontanamento di tanti elettori.

È vero che la tendenza PD di parlare solo di se stesso e mai dei problemi della società, dei lavoratori, dei disoccupati ecc…, è intollerabile, ma il rimedio non può essere quello di affidarsi ciecamente al CAPO del Partito, mettendosi rispettosamente in coda al suo seguito come un gregge belante.

Nessuno ha trovato niente da ridire sul fatto che negli ultimi anni il dissenso interno al PD non è riuscito ad impedire che un Segretario, per quanto investito dal voto delle Primarie, stravolgesse del tutto l’identità di un partito, soffocando una delle sue due anime.

Forse l’idea di riunire in un unico partito il centro e la sinistra è sempre stata bislacca, o ingenua, o utopistica, ma di sicuro andrebbe rivista, dato che ormai è sotto gli occhi di tutti il risultato che ha prodotto, ovvero quello della sistematica ROTTAMAZIONE della sinistra.

Il fatto che molti esponenti della sinistra PD fossero dei vecchi arnesi e che nessuno li rimpianga ha fatto sottovalutare e perdere di vista l’effetto più generale che si andava producendo: quello della liquidazione di un’intera area politica che, in Italia, aveva rappresentato per decenni almeno il 30% della popolazione, con la conseguente perdita, drammatica e irrecuperabile, non tanto di singoli funzionari di partito, quanto di valori di civiltà come la tolleranza, l’altruismo, l’attenzione per le classi più deboli e oppresse, la lotta contro ogni forma di discriminazione, il metodo democratico per l’elezione dei propri rappresentanti a qualsiasi livello…

È vero che niente vieta ai portatori di questi ideali di continuare a lavorare per la costruzione di un soggetto politico che ne sia espressione, per cui si potrebbe anche scrollare le spalle davanti al disfacimento del PD, se non fosse che l’esistenza di un partito nominalmente di centro-sinistra, ma ormai ridotto a strumento di potere dell’oligarchia renziana di destra, continua ad essere fonte di danno per tutte le persone che ancora continuano (in buona fede) a credere nell’idea originaria che “solo uniti si vince”, turandosi fideisticamente il naso pur davanti alle patenti contraddizioni dell’idea originaria.

Il PD continua, immeritatamente, a ricevere il voto di tante persone oneste di sinistra che paradossalmente portano acqua al mulino di chi la sinistra sta pervicacemente tentando di distruggere.

Fine del ragionamento: hanno chiamato la mia udienza.

Cronache dal termoconvettore: sulle elezioni


Pochi giorni fa voi umani italiani siete andati a votare, avete fatto le vostre scelte (o vi siete illusi di farlo) e ora state lì a chiedervi quale tra i due vincitori riuscirà per primo a trovare una maggioranza parlamentare e formare il prossimo governo: Salvini o Di Maio?

Poveri illusi. Ve lo spiego io, gattale gattale. Il prossimo governo lo faranno Renzi e Berlusconi. Sì, sì, proprio loro, alla faccia vostra di ingenuotti che li state trattando da perdenti. E non venite a dirmi che i loro partiti le hanno prese di brutto e non hanno i numeri per ottenere la fiducia, tanto non devo ricordarvi io quanto sia bravo Berlusconi a portare dalla propria parte deputati e senatori di altri schieramenti (con quali metodi lo lascio intuire a voi perché sono cose da umani nelle quali non voglio infilare le mie zampine candide).

Renzi si è dimesso? Via, neppure il più stolto di voi l’ha creduto sia pure per un attimo. Resta lì per pilotare l’inciuc … cioè, per salvare la Patria dal baratro nel quale quegli incapaci di elettori hanno rischiato di gettarla; poi farà le primarie del suo partito e sarà rieletto perché gli iscritti del PD, diciamocelo, lo vedono esattamente come io vedo i Temptation Whiskas.

E ora, se permettete, qualche nota su chi vi sta scrivendo. Sono Maurice de Monellice detto Monillo, soriano bianco di grande assennatezza,  e anch’io ogni tanto mi degnerò di scrivere su questo blog. Del resto sono ogliastrino e poi, diciamolo: la mia serva umana è troppo pigra oppure impegnata a guadagnare per le crocchette e le bollette di luce e gas, quando non sta disinfettando i pavimenti per evitare che io mi sporchi i gommini.

Non è di me, però, che vi parlerò nelle mie Cronache dal termoconvettore (be’, insomma, non soltanto, perché comunque io sono un argomento molto interessante).

 Cronache dal termoconvettore perché anch’io ho da dire la mia contro i caminetti. Sono costosi, occupano spazio prezioso, saturano l’ambiente di fumo (va be’, la mia serva umana non può permettersi un caminetto). Io perciò medito (sì, sì: medito, non dormo come pensate voi ignoranti) sul mio graffiatoio gigante, proprio dove arriva il soffio caldo del termoconvettore che con la sua aria tiepida mi concilia pensieri di grande saggezza da elargire a voi umani stolti.

Cinema in Ogliastra (2)

Locandina del film "Sciuscià" Intervista a Pino Gesualdi, operatore cinematografico             Gli “operatori cinematogra...