I documenti conservati presso l’archivio storico del Comune di Tortolì costituiscono un patrimonio culturale di primaria importanza ed una fonte essenziale per la conoscenza della storia cittadina. Attraverso lo studio delle carte prodotte dall'amministrazione municipale è infatti possibile ricostruire nel dettaglio le vicende storiche della comunità e del territorio, dai primi decenni dell’Ottocento sino ai giorni nostri.
La rivalutazione della storia locale, a partire dalla scuola degli Annales, ha focalizzato l'attenzione degli storici sulle fonti documentarie custodite negli archivi dei comuni, tenute in particolare considerazione dalla moderne concezioni
storiografiche in quanto consentono di cogliere nella piccole realtà locali i riflessi degli eventi che hanno caratterizzato la "grande storia".
Esaminando le carte dell'archivio cittadino possiamo, ad esempio, ricostruire l'evoluzione delle forme di autogoverno locale: il passaggio dal consiglio comunitativo, istituito nel 1771, al consiglio e giunta comunali, frutto delle riforme attuate tra il 1848 ed il 1859 e, passando per la parentesi podestarile durante il ventennio fascista, arrivare all'attuale configurazione delle istituzioni municipali, sorte nel dopoguerra in seguito al ripristino delle libertà democratiche.
Analogamente si possono seguire le vicende che hanno interessato la comunità durante i due conflitti mondiali, la ricostruzione post bellica, l'industrializzazione e lo sviluppo economico degli anni '60, individuando le tracce che questi avvenimenti hanno lasciato nella documentazione prodotta dagli uffici comunali.
Malgrado questa innegabile rilevanza storica e culturale, il rapporto tra la nostra città ed il suo archivio è stato, nel corso del tempo, alquanto travagliato.
La prima notizia dell’archivio pervenutaci è contenuta nella delibera n. 56 del 6 aprile 1868: in occasione del trasferimento del municipio nella nuova sede, il consiglio comunale segnala la mancanza di un regolare archivio nel nuovo ufficio municipale e lamenta la conseguente impossibilità di trasferirvi “tutte le carte che riposano nel precedente locale”. Si decide pertanto di dotare il Comune di un nuovo archivio costituito da un mobile simile ad “un grande guardaroba della dimensione di 2,5 m. x 2 m x 0,5 m.”
Pochi mesi dopo, un'altra notizia riguardante l'archivio è pubblicata da La Gazzetta Popolare di
domenica 27 dicembre 1868. Nel breve articolo “notizie da Tortolì” si legge: «Ci annunciano che
ivi fu incendiata la casa comunale e con questa bruciarono anche le carte che ivi esistevano.
Sospettando un malefizio si crede che siasi voluto consumare un atto di vendetta contro il
proprietario della casa».
Di tale incendio non c'è traccia nelle delibere comunali: è ipotizzabile che abbia colpito la vecchia
sede municipale, quasi certamente quella citata nell’inventario dei beni comunali del 1871, in cui la
si descrive composta da 7 stanze, parzialmente in rovina e sita nella via Dritta, probabilmente
l’attuale Corso Umberto I. In tal caso, le carte che andarono bruciate sono quelle che non era
stato possibile trasferire nella nuova sede proprio a causa della mancanza di un archivio.
Nel 1897 il consiglio comunale, preso atto delle “deplorevoli condizioni in cui trovasi l’archivio”
procede allo stanziamento della somma di £ 300 per il suo riordinamento, sottolineando come si
tratti di una spesa obbligatoria imposta dal Ministero.
Nel 1902 il regio archivista Silvio Lippi, direttore dell'archivio di Stato di Cagliari, descrive
l’archivio comunale di Tortolì: la documentazione è custodita in due piccole camere della sede municipale e non comprende pratiche anteriori al secolo XIX
(probabilmente andate distrutte nell’incendio di 34 anni prima). Lippi rileva
che le deliberazioni consiliari, in serie completa, e le carte finanziarie si
conservano dal 1831 e aggiunge che: «…le carte appartenenti all’archivio di
deposito sono classificate a tenore della circolare ministeriale del 1897 n.
17100-2 e tenute in ordine, difettano però dell’inventario e degli indici»
Al 1933 risale la prima notizia relativa all'avvio di procedure di scarto degli atti dell'archivio
comunale. Negli anni ’60, con lo sviluppo urbano seguito alla fase di industrializzazione del territorio, aumenta considerevolmente il volume della produzione documentaria; ne è un'indiretta conferma la notizia che nel 1963 l'archivio viene dotato di nuove scaffalature.
Al 1966 risale un primo intervento di riordinamento della documentazione, presumibilmente eseguito con risorse interne, di cui rimane un elenco di consistenza.
Malgrado l'aumentata produzione documentaria non risulta però che si sia proceduto ad una
razionale attività di conservazione delle carte. Anzi, a partire dagli anni '70 si riscontra una minore precisione nelle operazioni di classificazione della documentazione e la formazione di nuclei documentari corrispondenti alle diverse aree organizzative e funzionali del comune, nuclei che spesso sono custoditi in locali dislocati in diverse strutture comunali.
Un nucleo di documentazione, di entità non valutabile, custodito nel seminterrato dell’asilo
comunale di via Cedrino viene irrimediabilmente danneggiato dall’alluvione dell'ottobre 1993.
La parte più consistente dell’archivio, custodita nei locali del municipio, ha seguito lo spostamento
della sede, in tempi e modalità non sempre facilmente ricostruibili, dall'edificio di via Cavallotti - già sede della caserma dei carabinieri - all'adiacente palazzo di via Mameli, e da questo al nuovo edificio di via Garibaldi, in cui è attualmente ospitata l'amministrazione
cittadina.
In quest’ultima sede, nel luglio del 1998, l’archivio è coinvolto nell’incendio che danneggia
gravemente l'intero edificio. Le fiamme, partite dall’ufficio ragioneria e dalla sala della giunta,
raggiungono la segreteria e l’archivio causando la perdita di parte della documentazione. In seguito
allo sgombero del palazzo, le carte vengono trasferite in diversi locali di proprietà dell’amministrazione; il nucleo più antico viene trasferito presso la biblioteca comunale, dove già
era custodita la serie delle delibere. Una parte consistente della documentazione, avvolta in cellophane, è provvisoriamente sistemata nei locali dell'ex mercato civico.
Nel 2010, grazie alla sensibilità dimostrata dagli amministratori comunali, in particolare dall' assessore alla cultura, avv. Daniele Murru, si decide di intervenire sulla documentazione storica. L'esigenza di porre mano all'archivio storico cittadino è originata, oltre che da evidenti considerazioni di carattere storico e culturale, anche da obblighi derivanti da precise disposizioni di legge, statali e regionali, che impongono agli enti locali di tenere in ordine e rendere disponibili per la fruizione i loro archivi storici. Nello specifico, il Decreto Legislativo 42/2004 sancisce l’obbligo per gli enti pubblici territoriali di conservare i propri archivi nella loro organicità e di ordinarli, e affida loro la valorizzazione dei beni presenti negli istituti e luoghi della cultura di propria pertinenza. La Legge regionale 14/2006 definisce i comuni come i primi custodi dei valori della cultura e dell’identità locale, li riconosce come operatori per la conservazione del patrimonio di memorie e tradizioni della comunità, rendendoli partecipici della valorizzazione dei beni culturali della Sardegna e, singolarmente o in maniera associata, affidando loro la gestione e la valorizzazione delle attività e dei servizi degli istituti e dei luoghi della cultura di cui hanno titolarità.
Dopo un primo intervento finalizzato ad individuare la documentazione giunta a maturità storica, viene redatto un progetto per poter usufruire dei finanziamenti previsti dalla Legge Regionale 4/2000 che contribuisce alle spese relative al personale da impiegare nelle operazioni di riordinamento dell’archivio storico. A tale proposito, occorre ricordare che il riordinamento e la gestione degli archivi storici comunali devono essere affidati a personale specializzato, che operi nel rispetto delle norme vigenti, in linea con in dettami della disciplina archivistica e sia in possesso di titolo adeguato: il diploma rilasciato dalle scuole di Archivistica, Paleografia e Diplomatica annesse agli archivi di Stato o dalle scuole speciali
per archivisti e bibliotecari istituite presso le Università degli Studi.
Una volta approvato il progetto di riordinamento da parte della Soprintendenza archivistica della Sardegna e ottenuta l'erogazione del finanziamento regionale, si è partiti con le attività di riordinamento della documentazione.
Contestualmente l'amministrazione ha individuato nei locali della biblioteca alcune stanze da destinare a sede dell'archivio.
In primo luogo si è proceduto allo studio storico istituzionale dell'Ente e alla ricostruzione delle vicende che hanno coinvolto l'archivio. In questa fase è stata preziosa la collaborazione di diverse persone che si sono rivelate la memoria storica della popolazione: in primo luogo gli indimenticati Nina Guiso e Virgilio Nonnis,
ma diverse altre persone, sia impiegati comunali che semplici cittadini, hanno dato il loro contributo. Si è poi passati all'analisi della documentazione. Il materiale storico, cioè costituito da pratiche chiuse da più di quaranta anni, si è presentato frammisto ai documenti dell’archivio di deposito, più recenti. La prima operazione svolta è stata
dunque la separazione dei due nuclei, individuando le unità archivistiche destinate alla conservazione in archivio storico e separandole fisicamente dal resto del materiale documentario. La documentazione storica è stata quindi analizzata e schedata utilizzando il software Sesamo 4.1, fornito dalla Regione Sardegna, che rispetta correttamente le norme internazionali degli standard per la descrizione della documentazione e dei relativi soggetti produttori. L’utilizzo del software ha permesso non solo una corretta descrizione di tutte le singole unità
archivistiche, ma anche la possibilità di rimarcare le relazioni intercorrenti tra esse ricostituendo “logicamente” l’intero complesso archivistico.
Nel 2011 le operazioni sono state interrotte e non è stato possibile arrivare ad una inventariazione analitica di tutto il patrimonio archivistico comunale. Si è dunque optato per la descrizione approfondita di tre serie archivistiche
(Deliberazioni, Finanze e Leva), limitandosi ad una descrizione sintetica, comunque esaustiva, delle altre aggregazioni documentarie. L'archivio è risultato così costituito da pratiche classificate secondo le quindici categorie del titolario dei Comuni e suddivise in classi (a partire dal 1861 sino al 1968-70) e da altre serie documentarie: delibere
comunali(1820-1968), protocollo(1941-1967), esercizi finanziari(1886-1968), giornale e mastro contabilità(1932-1968), bollettari dell’anagrafe del bestiame (1948-1975), liste di leva (classi1871-1918, 1941-1968) e ruoli matricolari (1876-1949). Oltre a questo nucleo documentario sono stati individuati due fondi aggregati appartenenti a due Enti soppressi: l’Ente Comunale di Assistenza (1927-76) e la Conciliatura(1894-1963).
Frutto del lavoro di riordinamento è stato l'inventario dell'archivio storico comunale di Tortolì, cioè la rappresentazione fedele del patrimonio
documentario e strumento essenziale per le operazioni di ricerca. Questa può essere condotta anche attraverso l'interrogazione della base di dati caricata sul software Sesamo 4.1, per mezzo di diverse chiavi di accesso, sia nella
sezione relativa ai complessi archivistici che in quella delle singole unità. Un computer portatile con il database è presente presso la sede dell’archivio storico comunale; è però necessario ricordare che la consultazione dell'archivio, pur essendo libera ed aperta a tutti, deve essere mediata dalla presenza di personale specializzato. Ciò è reso necessario sia da ragioni normative che, come già accennato, riservano la
gestione degli archivi a personale munito dei necessari titoli, ma anche da ragioni di carattere pratico. L'interrogazione della base di dati richiede, infatti, la conoscenza del software; inoltre, la presenza di dati sensibili in
alcuni documenti, deve essere debitamente valutata al fine di consentirne la consultazione. In assenza di un archivista si deve quindi considerare l'archivio non fruibile.
La documentazione conservata, nonostante la presenza di diverse lacune, dovute principalmente alla dispersione accidentale avvenuta nel tempo, ci permette di fornire un quadro riassuntivo dell'attività svolta dall'Ente nell'esercizio delle sue funzioni e dei rapporti del medesimo con le altre Istituzioni. In particolare attraverso l'analisi della documentazione conservata emergono la gestione amministrativa, finanziaria e l'attività sociale svolta dal Comune nella seconda metà del Novecento, mentre risulta, purtroppo, esigua la documentazione anteriore a questo periodo.
Rendere pienamente fruibile l'archivio, porterebbe a costituire, in sinergia con la biblioteca, un polo culturale per la città; potrebbe essere d'ausilio alle scuole per lo studio della storia attraverso la conoscenza dei riflessi che la storia nazionale ha avuto nella vita della comunità; potrebbe offrire agli studiosi una insostituibile fonte primaria per la conoscenza della storia locale e offrire a tutti i cittadini l'opportunità di conoscere il proprio passato,Ma, soprattutto, custodire e tramandare la nostra memoria è un dovuto atto di rispetto e di amore per la nostra città.
Aldo Aveni