domenica 25 marzo 2018

Cinema in Ogliastra (2)

Locandina del film "Sciuscià"

Intervista a Pino Gesualdi, operatore cinematografico

            Gli “operatori cinematografici” sono, soprattutto erano, figure professionali, indispensabili nelle proiezioni del film. Una volta quelli bravi erano rari, difficili da trovare, noti e apprezzati nei cinema delle città e delle periferie Un tempo le macchine per proiettare erano più difficili da manovrare, e, come in molti mestieri artigianali, occhio e manualità la facevano da padroni.
     Nei paesi piccoli e nelle cittadine questi operatori erano conosciuti da tutti, e talvolta, quando le pellicole si inceppavano o si rompevano, o la sala piombava nel buio improvviso, erano anche facile oggetto di polemiche da parte di spettatori impazienti e un po’ …maleducati.
     Oggi incontro uno di questi, Pino Gesualdi, classe 1934. Mi riceve cordialmente a casa sua insieme alla sua gentile consorte, e accetta volentieri di essere intervistato.
     “Iniziai a lavorare al Garibaldi ad appena 16 anni, e lì imparai il mestiere con l’aiuto del proprietario Luigino Muceli e un altro operatore, Gigiotto Comida.”, così inizia il suo racconto personale.
     Appena fu possibile il nostro operatore diede l’esame a Nuoro davanti ad  una commissione di tre persone inviate dalla Questura, presso il Cinema Eliseo. “Ottenni il patentino di operatore cinematografico nel 1955” e mi mostra un foglio rilasciato dalla Stazione dei Carabinieri di Tortolì dove si attesta che “in data 19 luglio 1955 è stato  giudicato idoneo  all’esercizio di operatore cinematografico”. Conserva tale documento in un taschino, ancora fiero di tale risultato.
     L’esame consisteva  nella descrizione esatta di ogni pezzo della macchina di proiezione, in una prova pratica in cui doveva dimostrare di saperla usare, in alcune norme di carattere normativo generale, soprattutto in merito alle norme antincendio: il signor Pino ricorda che gli esaminandi erano pochi e che lui passò tale esame proprio perché aveva alle spalle cinque anni di pratica.
     “Al Cinema Garibaldi vi rimasi circa dieci anni - continua il nostro operatore - e furono anni per me di soddisfazione”. Poi emigrò ad Uboldo, in provincia di Varese, dove lavorò nel settore della tessitura per più di dieci anni. Qui si sposa e, infine torna a Tortolì nel 1972: dopo una breve parentesi di lavoro presso il fratello, viene impiegato al centralino presso l’Intermare Sarda e contemporaneamente di nuovo come operatore cinematografico al “Cinema Garibaldi”, con gli eredi di Luigino Muceli, Lucia e Franco.
     “La macchina di proiezione, lo stesso cinema erano diversi da quelli di un tempo - mi racconta -.  D’estate il lavoro era fiorente: io stavo sempre al “Cine Garibaldi” con Lucia, mentre Franco portava  l’arte del cinema in altri lidi, per esempio a San Teodoro, o nell’arena all’aperto di Tortolì (presso il cortile delle Scuole Elementari o in altri spazi)”
     Il nostro intervistato  ricorda con piacere quel periodo, sia perché innamorato del cinema, sia perché con questo lavoro riusciva a pagarsi l’affitto mensile della casa. Gli chiedo però di tornare indietro con la memoria, di riandare a quella prima fase pioneristica degli anni Cinquanta. E allora i suoi ricordi si fissano su alcune circostanze, su alcuni particolari.
     Per esempio  sul fatto che “con la prima macchina , quella a carboncini, come operatore dovevo stare sempre con gli occhi  su di lei, pronto ad intervenire per riparare eventuali guasti, e per sostituire i carboncini alla fine del primo tempo, nell’intervallo. Sostituire in fretta e bene i due carboncini, uno positivo e uno negativo, uno corto e uno lungo”.
     Si proiettava quasi ogni giorno e con due spettacoli la domenica, ricorda ancora. “Certo negli anni Settanta il lavoro come operatore era più facile, la tecnologia ci dava una mano, e non era più necessario mangiare vicino alla macchina come nel periodo precedente”.
     Chiedo se ricorda quali fossero le difficoltà più grandi, gli ostacoli che dovevano quotidianamente superare. E qui apre un discorso-ricordo sul trasporto delle pizze cinematografiche. “Arrivavano in corriera, ma in alcuni periodi, ci scambiavamo i film con il gestore di Barisardo (il signor Piras, mi pare si chiamasse), per dimezzare i costi. Ed io con la vespa del signor Luigino, andavo a Barisardo per portare le pizze”.
     Infine gli chiedo qualcosa sugli spettatori e sul loro numero. “Le sale erano piene, non c’era la televisione e soprattutto in certe occasioni c’era proprio il pienone”. Quali erano queste occasioni?
 “Sia per la proiezione di film come “Il segno di Zorro” con Tyrone Power, “Il Conte di Montecristo”, il primo Tarzan con J. Weissmuller”, mi risponde senza esitare e con una certa emozione il signor Pino, “sia anche in occasioni diverse dalla proiezione di film, come per esempio la festa di carnevale”.

sabato 24 marzo 2018

Cinema in Ogliastra (1)

"Nuovo cinema Garibaldi a Tortolì"

Intervista a Franco Muceli

     Il cinema è arte, espressione che ha interloquito profondamente con la società, che ha plasmato l’immaginario da più di un secolo, luogo di incontro e socializzazione, divertimento e riflessione critica contemporaneamente.

     Anche oggi, nonostante gli spettatori, al dicembre 2017, siano in calo (secondo i dati Anica e Anec), all’alba di nuove trasformazioni e di nuove sfide, non si può non riconoscere che il luogo chiamato cinema sia sempre un luogo intimamente culturale, formativo, di crescita.  Ma è anche un’impresa commerciale in tutti i sensi; e una parte non indifferente di tale impresa è data dall’esercizio della sale cinematografiche.

     Tortolì ha la fortuna, oggi piuttosto rara nei centri periferici, di ospitare una di queste sale, “Il Nuovo Cinema Garibaldi”. Parlo di fortuna perché in Sardegna, ma anche in altri centri d’Italia, a parte le grandi città, i “Cinema” rimasti in piedi sono davvero pochi. In provincia di Nuoro e Ogliastra, per esempio, sopravvivono solo quelle di Nuoro e, appunto, di Tortolì.
     Non è facile, infatti, gestire una sala cinematografica, soprattutto se si pensa alla grande concorrenza delle televisioni e dei media in genere, compresa la grande pirateria oggi permessa dalla rete.
     Di tutto ciò ne parliamo con Franco Muceli, proprietario e factotum del nostro Cinema. Lo incontro prima dell’inizio dello spettacolo serale, nell’atrio del “Nuovo Garibaldi”
     “La nascita del cinema di Tortolì si colloca  in un periodo storico certamente non facile - ci racconta - : esattamente nel 1942 nacque l’idea del primo progetto con mio padre Luigino. Allora si proiettava all’aperto (l’Arena), sempre nel luogo in cui ci troviamo ora, in corso Umberto”.
     E la sua nascita, di fatto, è stata un gesto di coraggio misto ad avventura, come si conviene, del resto, a chi mastica quest’arte. In Italia, nei primi decenni del secolo, subito dopo l’invenzione dei fratelli Lumière a fine Ottocento, c’era stata “l’epopea del cinema ambulante” (come la chiama lo storico G. P. Brunetta), che ha solo sfiorato la Sardegna; poi le proiezioni si sono spostate  in uno spazio aperto fisso e determinato e infine in luoghi chiusi.
     Nel 1942, dunque, nasce l’Arena, il cinema all’aperto e, pochissimi anni dopo, nel 1945, appena finita la guerra, il Cinema vero e proprio, in uno spazio chiuso, denominato “Cinema Garibaldi”.
     “In quei tempi - continua l’attuale proprietario - era difficile superare tutti gli ostacoli causati dal vivere e operare in periferia, lontano dai centri di distribuzione. Ma tale situazione non scoraggiò mio padre, che anzi portò avanti la sua impresa, e riuscì ad offrire alla cittadinanza ogliastrina e tortoliese un prodotto cinematografico di cui comunque si parlava a un livello più generale. Ricordo che c’erano persone che per venire al cinema il sabato o la domenica, risparmiavano durante la settimana i soldi per acquistare il biglietto (50 lire circa negli anni Cinquanta/Sessanta)”.
     L’orgoglio che traspare da queste parole trova conferma nella constatazione che non tutti hanno avuto la capacità di resistere, proprio per  le mille difficoltà: i cinema di Jerzu, Barisardo, Lanusei, gli stessi Cinema Parrocchiali, una volta così diffusi, non esistono più.
     Franco Muceli ci racconta che la storia del “Cinema Garibaldi” si può dividere in tre fasi storiche.
      La prima, quella un po’ epica, è quella delle origini; una fase che desta ancora simpatia, e anche nostalgia, nei ricordi di chi l’ha vissuta, per il tipo di film che si proiettava, per la tecnologia che si usava (immagini attraverso le lanterne a carboni), così impegnativa per gli operatori cinematografici.
    Poi c’è una seconda tappa da collocare nei primi anni Settanta, con una gestione familiare del progetto, un rilancio del prodotto: era iniziata anche in questo territorio la concorrenza televisiva; si rinforzò la tecnologia del proiettore cinematografico, con la cosiddetta luce ad arco, certamente più sicura della lanterne a carboni. In questa fare lo stesso Franco collabora sempre più strettamente con la gestione e “impara il mestiere”
     “Dal 1994 comincia la terza fase, più moderna ed efficace: ora l’immagine non presenta più alcun tremolio, e l’occhio non si stanca; il suono, purissimo, è offerto attraverso la digitalizzazione” - racconta il nostro interlocutore. Ma la “rivoluzione” è alta e profonda: oltre la tecnologia, la sala è completamente rinnovata, studiata appositamente per lo spettatore cinematografico. Per tutto ciò è stato necessario investire in modo non lieve. “Ma era necessario” dice con convinzione Franco Muceli. I risultati del nuovo corso sono testimoniati, tra l’altro, da una targhetta orgogliosamente esposta all’ingresso del Cinema: si legge che la sala è stata premiata dall’Associazione Philip Morris Cinema, come riconoscimento del “rinnovato impegno imprenditoriale”. Lo stesso intervistato, a tale proposito, vuole ricordare che il premio è stato conferito proprio “per il coraggio di aver ristrutturato una sala cinematografica in una zona cinematograficamente depressa”; poi, in aggiunta significativa, vuole anche precisare che in quella stessa occasione fu premiato il restauro di “Sciuscià”.
    Ma il progetto non è mai fermo e oggi si sta pensando di dotare il “Nuovo Cinema Garibaldi” di una sala di proiezione in più. Una multisala di tre spazi (130, 58, 45 posti).
     “Bisogna sempre guardare avanti - conclude il nostro interlocutore - senza dimenticare il coraggio e l’entusiasmo di una volta; anche perché lo spettatore di oggi è più consapevole e in molti casi è giovane, preparato e quindi destinatario di  precise e selezionate scelte cinematografiche”.
     L’intervista è finita, con molte cose ancora da raccontare. Ma entrano in sala i primi spettatori.

venerdì 23 marzo 2018

A Daniela e Carlotta


a Daniela e Carlotta,

che insieme alle bambine e ai bambini
continueranno a fare il loro lavoro: giocare




L’universo non ha un centro,
ma per abbracciarsi si fa così:
ci si avvicina lentamente
eppure senza motivo apparente,
poi allargando le braccia,
si mostra il disarmo delle ali,
e infine si svanisce,
insieme,
nello spazio di carità
tra te
e l’altro.


Chandra Livia Candiani
(La bambina pugile ovvero La precisione dell’amore, Giulio Einaudi Editore)





Sabato, 24 marzo 2018, alle ore 11.00 a Tortolì, a Daniela e Carlotta e a tutte le bambine e bambini vittime di violenza verrà intitolato il parco giochi di Piazza Rinascita.

mercoledì 21 marzo 2018

L’Ospedale di Lanusei e altri animali

conferenza socio sanitaria Lanusei 21 marzo 2018

La discesa è rapida e, lasciati alle spalle un discount  per  “la spesa intelligente” e quella che fu la sede territoriale dell’INPS, deputata a finanziare con le pensioni la maggior parte di quegli acquisti, si corre veloci fino a un avvallamento stretto, praticabile attraverso  una stradella di cemento.  Ancora una salitella e si arriva nel posto scelto per lo svolgimento della Conferenza socio sanitaria dell’Ogliastra: siamo a Lanusei, in quel nonluogo - anche giuridico - che è stato la sede della Provincia dell’Ogliastra.
Disposti a ferro di cavallo, con dietro un arazzo raffigurante cinghiali, i rappresentanti degli enti territoriali della zona, insieme ad alcuni operatori sanitari del vicino ospedale e a sparute libere cittadine, discutono degli effetti in loco della recente riforma sanitaria.
Aborrita dalla popolazione fin dalle origini, difesa inizialmente dagli epigoni locali degli artefici della stessa e, adesso, forse, fonte per loro di non poco imbarazzo, se così si debbono interpretare le defezioni di diversi Sindaci a trazione PD.
Se si esclude, infatti, il Sindaco di Arzana (da sempre in campo con il centro-destra), al tavolo sono assenti i colleghi di Cardedu, Baunei, Villagrande, Loceri e Urzulei.
Il Presidente della Conferenza dà la parola ai Primi Cittadini e, alternativamente, ai medici ospedalieri, viene citata l’UVT (l’Unità di Valutazione Territoriale) e si pronuncia anche chi si occupa dell’Home Care (il servizio che sovrintende al trattamento extraospedaliero dei malati a vario titolo bisognosi di assistenza sanitaria domiciliare).
Il malcontento per lo stato attuale delle cose emerge con chiarezza, come l’orgogliosa rivendicazione dei risultati ottenuti - in regime di spesa contenuta - dalle  gestioni pre-riforma, che, perciò, appaiono come un patrimonio di professionalità ed efficienza gettato alle ortiche.
Ne paga le conseguenze, ad esempio, il servizio di assistenza protesica, di fatto adesso esternalizzato e affidato ad un’azienda della Penisola che, tra ritardi ed errori, invia in Ogliastra “letti dell’Ottocento” non sanificati, con pazienti costretti a procurarsi altrove e di tasca propria materassi antidecubito degni del Terzo Millennio.
Le deficienze attuali - con nomine ad interim di primari e medici assunti con contratti a termine di sei mesi - a volte rinnovati, a volte no - contribuiscono a perpetuare i disservizi, tra i quali si annoverano anche quelli derivanti dalla mancata copertura dei posti vacanti di rango infermieristico e di operatore socio sanitario assistenziale.
La protesta, perciò, monta sia all’interno del personale ospedaliero che tra i pazienti e gli utenti (ché spersonalizzare il dolore non paga) e i parenti dei ricoverati.
Interi reparti sono allo sbando, come medicina (definito reparto “pre mortem”), ginecologia e radiologia (in quest’ultimo comparto, che offriva un servizio H24, si è passati al regime di reperibilità dei radiologi).
I concorsi si faranno - rassicura il Dott. Pani, Direttore dell’Area Socio Sanitaria - ma, fino ad allora, tutte le nomine saranno ad interim.
Così, il Sindaco di Ussassai, Giannino Deplano, ha buon gioco e non gli dà scampo, lamenta la dipartita di Fantozzi, ma non della sua nuvoletta, che ha preso a stazionare proprio sopra il suo Comune: - Mi ha chiamato il Dott. Rubiu (dell’UVT) e mi ha detto che il medico del mio paese si è dimesso. E lo stesso problema hanno Gairo e Osini.
Per niente gradite sono state le sortite giornalistiche della classe dirigente PD, la quale ha recentemente sostenuto come la riforma sanitaria non sia stata capita. Pare, invece, che qui, la c.d. realtà non percepita sia stata percepita eccome: - La gente ha dato la pagella e gli ha detto: - FUORI TUTTI, NON PRESENTARTI PIU’!
Tutti i Sindaci si dimettano - tuona ancora il Deplano -, non si voglia essere complici di politici che parlano di spopolamento ma che poi vogliono farci morire di eutanasia.
A fine seduta, una libera cittadina chiede al consesso per quale ragione l’Assessore alla Sanità regionale Arru e l’On. Sabatini non abbiano riscontrato l’invito a partecipare all’Assemblea, se i Sindaci rilasceranno un documento unitario e, se sì, di quale segno.
Il Presidente risponde che l’invito ai vertici di riferimento viene sempre inviato e che i Primi Cittadini, tra una settimana, si esprimeranno con un documento corredato di dati elaborati anche dagli operatori sanitari.
Alla fine, si esce. Prima di infilare la porta, si scorge una bacheca con uccelli impagliati. Sì, sì, proprio uccelli impagliati.
E la libera cittadina pensa come se la passa bene la pulcinella di mare che popola le coste dell’Atlantico settentrionale e guarda, invece, con tenerezza alla tortorella  migratoria delle nostre latitudini.

Più che la Conferenza poté l’Impagliatore.
pulcinella di mare impagliata uccello impagliato

sabato 17 marzo 2018

Bruno Tognolini all'Istituto Comprensivo 1 di Tortolì

Bruno Tognolini
Il celebre poeta, scrittore, autore di testi per la televisione per bambini e ragazzi Bruno Tognolini incontrerà, nella mattinata di lunedì 19 marzo, gli alunni delle classi quinte della primaria e prime della scuola secondaria di primo grado dell'Istituto Comprensivo n° 1 di Tortolì.
L'incontro, fortemente voluto dai docenti e dal dirigente prof. Giacomo Murgia, consentirà a bambini e ragazzi di chiacchierare con un autore da essi molto amato e mostrargli i lavori prodotti nel corso di attività laboratoriali e di animazione alla lettura svolte nelle classi a partire dai suoi recenti romanzi "Cantoparlante" e “Il giardino dei musi eterni”, il secondo dei quali è stato proclamato libro dell’anno 2017 a Fahrenheit ed è finalista al Premio Strega Ragazzi.
Nel pomeriggio, lo scrittore incontrerà gli insegnanti dell'Istituto e i genitori degli alunni.
Bruno Tognolini, noto per le sue opere letterarie, i suoi saggi e la collaborazione con trasmissioni per i più piccoli come "L'albero azzurro" e la "Melevisione", ha vinto premi prestigiosi: nel 2007 ha ricevuto il Premio Andersen come miglior scrittore italiano per ragazzi, nel 2011 il suo "Rime di Rabbia" ha ottenuto il Premio Speciale della Giuria del Premio Andersen.

mercoledì 14 marzo 2018

Sanità ogliastrina: l'assemblea dei sindaci si esprimerà sull'ospedale di Lanusei


manifestazione di Giù le mani dall'Ogliastra per l'ospedale di Lanusei
Che la pretesa riforma della Sanità regionale non implicasse passaggi semplici - specie per le ripercussioni che avrebbe avuto anche sull’utenza ogliastrina - si sapeva.
La convocazione della conferenza socio sanitaria ad opera del suo Presidente - prima prevista per il 16 marzo e poi slittata a mercoledì prossimo - avrà, infatti, proprio ad oggetto l’apertura di una discussione sui servizi sanitari territoriali dell’Ogliastra: l’Ospedale di Lanusei ed “il sostegno ai medici di medicina generale, per la piena attuazione del piano socio sanitario regionale e per una migliore sanità territoriale”.
I soggetti chiamati al tavolo - oltre coloro che ricoprono i principali ruoli apicali dell’ASSL di Lanusei - sono i Sindaci dei Comuni ogliastrini, i Segretari dei sindacati maggiormente rappresentativi, la locale Associazione dei cardiopatici, il rappresentante della consulta locale di cittadinanza, la Rsa, il Sub-Commissario della provincia Ogliastra e l’Assessore regionale alla Sanità Arru.
L’invito a partecipare è stato rivolto anche al Consigliere Regionale Sabatini che - seppur pesantemente indebolito nel potere di rappresentanza effettiva della popolazione ogliastrina, vista la mancata elezione alle recenti elezioni politiche - sarà probabilmente presente.
Data la situazione in cui versano alcuni dei più importanti reparti del nosocomio (ginecologia, medicina e, come probabile nel prossimo futuro, ortopedia e diabetologia), sta aumentando la preoccupazione anche di  “Giù le mani dall’Ogliastra”, il comitato che maggiormente si è impegnato, negli anni scorsi, affinché l’esercizio del diritto alla salute trovi anche qui effettiva cittadinanza.
E che per questo, all’approssimarsi della conferenza, attraverso un proprio comunicato stampa si dice pronto ad intraprendere clamorose azioni in caso di mancato ripristino delle normali condizioni di funzionamento dell’Ospedale di Lanusei: il principale presidio sanitario del territorio.
(Nell'immagine: manifestazione organizzata da "Giù le mani dall'Ogliastra" per l'ospedale di Lanusei)

martedì 13 marzo 2018

L'archivio storico comunale di Tortolì

documento dell'archivio storico di Tortolì documento dell'archivio storico di Tortolì
I documenti conservati presso l’archivio storico del Comune di Tortolì costituiscono un patrimonio culturale di primaria importanza ed una fonte essenziale per la conoscenza della storia cittadina. Attraverso lo studio delle carte prodotte dall'amministrazione municipale è infatti possibile ricostruire nel dettaglio le vicende storiche della comunità e del territorio, dai primi decenni dell’Ottocento sino ai giorni nostri.
La rivalutazione della storia locale, a partire dalla scuola degli Annales, ha focalizzato l'attenzione degli storici sulle fonti documentarie custodite negli archivi dei comuni, tenute in particolare considerazione dalla moderne concezioni storiografiche in quanto consentono di cogliere nella piccole realtà locali i riflessi degli eventi che hanno caratterizzato la "grande storia".
Esaminando le carte dell'archivio cittadino possiamo, ad esempio, ricostruire l'evoluzione delle forme di autogoverno locale: il passaggio dal consiglio comunitativo, istituito nel 1771, al consiglio e giunta comunali, frutto delle riforme attuate tra il 1848 ed il 1859 e, passando per la parentesi podestarile durante il ventennio fascista, arrivare all'attuale configurazione delle istituzioni municipali, sorte nel dopoguerra in seguito al ripristino delle libertà democratiche. Analogamente si possono seguire le vicende che hanno interessato la comunità durante i due conflitti mondiali, la ricostruzione post bellica, l'industrializzazione e lo sviluppo economico degli anni '60, individuando le tracce che questi avvenimenti hanno lasciato nella documentazione prodotta dagli uffici comunali.
Malgrado questa innegabile rilevanza storica e culturale, il rapporto tra la nostra città ed il suo archivio è stato, nel corso del tempo, alquanto travagliato.
La prima notizia dell’archivio pervenutaci è contenuta nella delibera n. 56 del 6 aprile 1868: in occasione del trasferimento del municipio nella nuova sede, il consiglio comunale segnala la mancanza di un regolare archivio nel nuovo ufficio municipale e lamenta la conseguente impossibilità di trasferirvi “tutte le carte che riposano nel precedente locale”. Si decide pertanto di dotare il Comune di un nuovo archivio costituito da un mobile simile ad “un grande guardaroba della dimensione di 2,5 m. x 2 m x 0,5 m.
Pochi mesi dopo, un'altra notizia riguardante l'archivio è pubblicata da La Gazzetta Popolare di
domenica 27 dicembre 1868. Nel breve articolo “notizie da Tortolì” si legge: «Ci annunciano che
ivi fu incendiata la casa comunale e con questa bruciarono anche le carte che ivi esistevano.
Sospettando un malefizio si crede che siasi voluto consumare un atto di vendetta contro il
proprietario della casa».
Di tale incendio non c'è traccia nelle delibere comunali: è ipotizzabile che abbia colpito la vecchia
sede municipale, quasi certamente quella citata nell’inventario dei beni comunali del 1871, in cui la
si descrive composta da 7 stanze, parzialmente in rovina e sita nella via Dritta, probabilmente
l’attuale Corso Umberto I. In tal caso, le carte che andarono bruciate sono quelle che non era
stato possibile trasferire nella nuova sede proprio a causa della mancanza di un archivio.
Nel 1897 il consiglio comunale, preso atto delle “deplorevoli condizioni in cui trovasi l’archivio
procede allo stanziamento della somma di £ 300 per il suo riordinamento, sottolineando come si
tratti di una spesa obbligatoria imposta dal Ministero.
Nel 1902 il regio archivista Silvio Lippi, direttore dell'archivio di Stato di Cagliari, descrive l’archivio comunale di Tortolì: la documentazione è custodita in due piccole camere della sede municipale e non comprende pratiche anteriori al secolo XIX (probabilmente andate distrutte nell’incendio di 34 anni prima). Lippi rileva che le deliberazioni consiliari, in serie completa, e le carte finanziarie si conservano dal 1831 e aggiunge che: «…le carte appartenenti all’archivio di deposito sono classificate a tenore della circolare ministeriale del 1897 n. 17100-2 e tenute in ordine, difettano però dell’inventario e degli indici»
Al 1933 risale la prima notizia relativa all'avvio di procedure di scarto degli atti dell'archivio
comunale. Negli anni ’60, con lo sviluppo urbano seguito alla fase di industrializzazione del territorio, aumenta considerevolmente il volume della produzione documentaria; ne è un'indiretta conferma la notizia che nel 1963 l'archivio viene dotato di nuove scaffalature.
Al 1966 risale un primo intervento di riordinamento della documentazione, presumibilmente eseguito con risorse interne, di cui rimane un elenco di consistenza.
Malgrado l'aumentata produzione documentaria non risulta però che si sia proceduto ad una
razionale attività di conservazione delle carte. Anzi, a partire dagli anni '70 si riscontra una minore precisione nelle operazioni di classificazione della documentazione e la formazione di nuclei documentari corrispondenti alle diverse aree organizzative e funzionali del comune, nuclei che spesso sono custoditi in locali dislocati in diverse strutture comunali.
Un nucleo di documentazione, di entità non valutabile, custodito nel seminterrato dell’asilo
comunale di via Cedrino viene irrimediabilmente danneggiato dall’alluvione dell'ottobre 1993.
La parte più consistente dell’archivio, custodita nei locali del municipio, ha seguito lo spostamento
della sede, in tempi e modalità non sempre facilmente ricostruibili, dall'edificio di via Cavallotti - già sede della caserma dei carabinieri - all'adiacente palazzo di via Mameli, e da questo al nuovo edificio di via Garibaldi, in cui è attualmente ospitata l'amministrazione cittadina.
In quest’ultima sede, nel luglio del 1998, l’archivio è coinvolto nell’incendio che danneggia
gravemente l'intero edificio. Le fiamme, partite dall’ufficio ragioneria e dalla sala della giunta,
raggiungono la segreteria e l’archivio causando la perdita di parte della documentazione. In seguito
allo sgombero del palazzo, le carte vengono trasferite in diversi locali di proprietà dell’amministrazione; il nucleo più antico viene trasferito presso la biblioteca comunale, dove già
era custodita la serie delle delibere. Una parte consistente della documentazione, avvolta in cellophane, è provvisoriamente sistemata nei locali dell'ex mercato civico.
Nel 2010, grazie alla sensibilità dimostrata dagli amministratori comunali, in particolare dall' assessore alla cultura, avv. Daniele Murru, si decide di intervenire sulla documentazione storica. L'esigenza di porre mano all'archivio storico cittadino è originata, oltre che da evidenti considerazioni di carattere storico e culturale, anche da obblighi derivanti da precise disposizioni di legge, statali e regionali, che impongono agli enti locali di tenere in ordine e rendere disponibili per la fruizione i loro archivi storici. Nello specifico, il Decreto Legislativo 42/2004 sancisce l’obbligo per gli enti pubblici territoriali di conservare i propri archivi nella loro organicità e di ordinarli, e affida loro la valorizzazione dei beni presenti negli istituti e luoghi della cultura di propria pertinenza. La Legge regionale 14/2006 definisce i comuni come i primi custodi dei valori della cultura e dell’identità locale, li riconosce come operatori per la conservazione del patrimonio di memorie e tradizioni della comunità, rendendoli partecipici della  valorizzazione dei beni culturali della Sardegna e, singolarmente o in maniera associata, affidando loro la gestione e la valorizzazione delle attività e dei servizi degli istituti e dei luoghi della cultura di cui hanno titolarità.
Dopo un primo intervento finalizzato ad individuare la documentazione giunta a maturità storica, viene redatto un progetto per poter usufruire dei finanziamenti previsti dalla Legge Regionale 4/2000 che contribuisce alle spese relative al personale da impiegare nelle operazioni di riordinamento dell’archivio storico. A tale proposito, occorre ricordare che il riordinamento e la gestione degli archivi storici comunali devono essere affidati a personale specializzato, che operi nel rispetto delle norme vigenti, in linea con in dettami della disciplina archivistica e sia in possesso di titolo adeguato: il diploma rilasciato dalle scuole di Archivistica, Paleografia e Diplomatica annesse agli archivi di Stato o dalle scuole speciali per archivisti e bibliotecari istituite presso le Università degli Studi.
Una volta approvato il progetto di riordinamento da parte della Soprintendenza archivistica della Sardegna e ottenuta l'erogazione del finanziamento regionale, si è partiti con le attività di riordinamento della documentazione. Contestualmente l'amministrazione ha individuato nei locali della biblioteca alcune stanze da destinare a sede dell'archivio.
In primo luogo si è proceduto allo studio storico istituzionale dell'Ente e alla ricostruzione delle vicende che hanno coinvolto l'archivio. In questa fase è stata preziosa la collaborazione di diverse persone che si sono rivelate la memoria storica della popolazione: in primo luogo gli indimenticati Nina Guiso e Virgilio Nonnis, ma diverse altre persone, sia impiegati comunali che semplici cittadini, hanno dato il loro contributo. Si è poi passati all'analisi della documentazione.  Il materiale storico, cioè costituito da pratiche chiuse da più di quaranta anni, si è presentato frammisto ai documenti dell’archivio di deposito, più recenti. La prima operazione svolta è stata dunque la separazione dei due nuclei, individuando le unità archivistiche destinate alla conservazione in archivio storico e separandole fisicamente dal resto del materiale documentario. La documentazione storica è stata quindi analizzata e schedata utilizzando il software Sesamo 4.1, fornito dalla Regione Sardegna, che rispetta correttamente le norme internazionali degli standard per la descrizione della documentazione e dei relativi soggetti produttori. L’utilizzo del software ha permesso non solo una corretta descrizione di tutte le singole unità archivistiche, ma anche la possibilità di rimarcare le relazioni intercorrenti tra esse ricostituendo “logicamente” l’intero complesso archivistico.
Nel 2011 le operazioni sono state interrotte e non è stato possibile arrivare ad una inventariazione analitica di tutto il patrimonio archivistico comunale. Si è dunque optato per la descrizione approfondita di tre serie archivistiche (Deliberazioni, Finanze e Leva), limitandosi ad una descrizione sintetica, comunque esaustiva, delle altre aggregazioni documentarie. L'archivio è risultato così costituito da pratiche classificate secondo le quindici categorie del titolario dei Comuni e suddivise in classi (a partire dal 1861 sino al 1968-70) e da altre serie documentarie: delibere comunali(1820-1968), protocollo(1941-1967), esercizi finanziari(1886-1968), giornale e mastro contabilità(1932-1968), bollettari dell’anagrafe del bestiame (1948-1975), liste di leva (classi1871-1918, 1941-1968) e ruoli matricolari (1876-1949). Oltre a questo nucleo documentario sono stati individuati due fondi aggregati appartenenti a due Enti soppressi: l’Ente Comunale di Assistenza (1927-76) e la Conciliatura(1894-1963).
Frutto del lavoro di riordinamento è stato l'inventario dell'archivio storico comunale di Tortolì, cioè la rappresentazione fedele del patrimonio documentario e strumento essenziale per le operazioni di ricerca. Questa può essere condotta anche attraverso l'interrogazione della base di dati caricata sul software Sesamo 4.1, per mezzo di diverse chiavi di accesso, sia nella sezione relativa ai complessi archivistici che in quella delle singole unità. Un computer portatile con il database è presente presso la sede dell’archivio storico comunale; è però necessario ricordare che la consultazione dell'archivio, pur essendo libera ed aperta a tutti, deve essere mediata dalla presenza di personale specializzato. Ciò è reso necessario sia da ragioni normative che, come già accennato, riservano la gestione degli archivi a personale munito dei necessari titoli, ma anche da ragioni di carattere pratico. L'interrogazione della base di dati richiede, infatti, la conoscenza del software; inoltre, la presenza di dati sensibili in alcuni documenti, deve essere debitamente valutata al fine di consentirne la consultazione. In assenza di un archivista si deve quindi considerare l'archivio non fruibile.
La documentazione conservata, nonostante la presenza di diverse lacune, dovute principalmente alla dispersione accidentale avvenuta nel tempo, ci permette di fornire un quadro riassuntivo dell'attività svolta dall'Ente nell'esercizio delle sue funzioni e dei rapporti del medesimo con le altre Istituzioni. In particolare attraverso l'analisi della documentazione conservata emergono la gestione amministrativa, finanziaria e  l'attività sociale svolta dal Comune nella seconda metà del Novecento, mentre risulta, purtroppo, esigua la documentazione anteriore a questo periodo.
Rendere pienamente fruibile l'archivio, porterebbe a costituire, in sinergia con la biblioteca, un polo culturale per la città; potrebbe essere d'ausilio alle scuole per lo studio della storia attraverso la conoscenza dei riflessi che la storia nazionale ha avuto nella vita della comunità; potrebbe offrire agli studiosi una insostituibile fonte primaria per la conoscenza della storia locale e offrire a tutti i cittadini l'opportunità di conoscere il proprio passato,Ma, soprattutto, custodire e tramandare la nostra memoria è un dovuto atto di rispetto e di amore per la nostra città.
Aldo Aveni

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