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domenica 25 marzo 2018

Cinema in Ogliastra (2)

Locandina del film "Sciuscià"

Intervista a Pino Gesualdi, operatore cinematografico

            Gli “operatori cinematografici” sono, soprattutto erano, figure professionali, indispensabili nelle proiezioni del film. Una volta quelli bravi erano rari, difficili da trovare, noti e apprezzati nei cinema delle città e delle periferie Un tempo le macchine per proiettare erano più difficili da manovrare, e, come in molti mestieri artigianali, occhio e manualità la facevano da padroni.
     Nei paesi piccoli e nelle cittadine questi operatori erano conosciuti da tutti, e talvolta, quando le pellicole si inceppavano o si rompevano, o la sala piombava nel buio improvviso, erano anche facile oggetto di polemiche da parte di spettatori impazienti e un po’ …maleducati.
     Oggi incontro uno di questi, Pino Gesualdi, classe 1934. Mi riceve cordialmente a casa sua insieme alla sua gentile consorte, e accetta volentieri di essere intervistato.
     “Iniziai a lavorare al Garibaldi ad appena 16 anni, e lì imparai il mestiere con l’aiuto del proprietario Luigino Muceli e un altro operatore, Gigiotto Comida.”, così inizia il suo racconto personale.
     Appena fu possibile il nostro operatore diede l’esame a Nuoro davanti ad  una commissione di tre persone inviate dalla Questura, presso il Cinema Eliseo. “Ottenni il patentino di operatore cinematografico nel 1955” e mi mostra un foglio rilasciato dalla Stazione dei Carabinieri di Tortolì dove si attesta che “in data 19 luglio 1955 è stato  giudicato idoneo  all’esercizio di operatore cinematografico”. Conserva tale documento in un taschino, ancora fiero di tale risultato.
     L’esame consisteva  nella descrizione esatta di ogni pezzo della macchina di proiezione, in una prova pratica in cui doveva dimostrare di saperla usare, in alcune norme di carattere normativo generale, soprattutto in merito alle norme antincendio: il signor Pino ricorda che gli esaminandi erano pochi e che lui passò tale esame proprio perché aveva alle spalle cinque anni di pratica.
     “Al Cinema Garibaldi vi rimasi circa dieci anni - continua il nostro operatore - e furono anni per me di soddisfazione”. Poi emigrò ad Uboldo, in provincia di Varese, dove lavorò nel settore della tessitura per più di dieci anni. Qui si sposa e, infine torna a Tortolì nel 1972: dopo una breve parentesi di lavoro presso il fratello, viene impiegato al centralino presso l’Intermare Sarda e contemporaneamente di nuovo come operatore cinematografico al “Cinema Garibaldi”, con gli eredi di Luigino Muceli, Lucia e Franco.
     “La macchina di proiezione, lo stesso cinema erano diversi da quelli di un tempo - mi racconta -.  D’estate il lavoro era fiorente: io stavo sempre al “Cine Garibaldi” con Lucia, mentre Franco portava  l’arte del cinema in altri lidi, per esempio a San Teodoro, o nell’arena all’aperto di Tortolì (presso il cortile delle Scuole Elementari o in altri spazi)”
     Il nostro intervistato  ricorda con piacere quel periodo, sia perché innamorato del cinema, sia perché con questo lavoro riusciva a pagarsi l’affitto mensile della casa. Gli chiedo però di tornare indietro con la memoria, di riandare a quella prima fase pioneristica degli anni Cinquanta. E allora i suoi ricordi si fissano su alcune circostanze, su alcuni particolari.
     Per esempio  sul fatto che “con la prima macchina , quella a carboncini, come operatore dovevo stare sempre con gli occhi  su di lei, pronto ad intervenire per riparare eventuali guasti, e per sostituire i carboncini alla fine del primo tempo, nell’intervallo. Sostituire in fretta e bene i due carboncini, uno positivo e uno negativo, uno corto e uno lungo”.
     Si proiettava quasi ogni giorno e con due spettacoli la domenica, ricorda ancora. “Certo negli anni Settanta il lavoro come operatore era più facile, la tecnologia ci dava una mano, e non era più necessario mangiare vicino alla macchina come nel periodo precedente”.
     Chiedo se ricorda quali fossero le difficoltà più grandi, gli ostacoli che dovevano quotidianamente superare. E qui apre un discorso-ricordo sul trasporto delle pizze cinematografiche. “Arrivavano in corriera, ma in alcuni periodi, ci scambiavamo i film con il gestore di Barisardo (il signor Piras, mi pare si chiamasse), per dimezzare i costi. Ed io con la vespa del signor Luigino, andavo a Barisardo per portare le pizze”.
     Infine gli chiedo qualcosa sugli spettatori e sul loro numero. “Le sale erano piene, non c’era la televisione e soprattutto in certe occasioni c’era proprio il pienone”. Quali erano queste occasioni?
 “Sia per la proiezione di film come “Il segno di Zorro” con Tyrone Power, “Il Conte di Montecristo”, il primo Tarzan con J. Weissmuller”, mi risponde senza esitare e con una certa emozione il signor Pino, “sia anche in occasioni diverse dalla proiezione di film, come per esempio la festa di carnevale”.

sabato 24 marzo 2018

Cinema in Ogliastra (1)

"Nuovo cinema Garibaldi a Tortolì"

Intervista a Franco Muceli

     Il cinema è arte, espressione che ha interloquito profondamente con la società, che ha plasmato l’immaginario da più di un secolo, luogo di incontro e socializzazione, divertimento e riflessione critica contemporaneamente.

     Anche oggi, nonostante gli spettatori, al dicembre 2017, siano in calo (secondo i dati Anica e Anec), all’alba di nuove trasformazioni e di nuove sfide, non si può non riconoscere che il luogo chiamato cinema sia sempre un luogo intimamente culturale, formativo, di crescita.  Ma è anche un’impresa commerciale in tutti i sensi; e una parte non indifferente di tale impresa è data dall’esercizio della sale cinematografiche.

     Tortolì ha la fortuna, oggi piuttosto rara nei centri periferici, di ospitare una di queste sale, “Il Nuovo Cinema Garibaldi”. Parlo di fortuna perché in Sardegna, ma anche in altri centri d’Italia, a parte le grandi città, i “Cinema” rimasti in piedi sono davvero pochi. In provincia di Nuoro e Ogliastra, per esempio, sopravvivono solo quelle di Nuoro e, appunto, di Tortolì.
     Non è facile, infatti, gestire una sala cinematografica, soprattutto se si pensa alla grande concorrenza delle televisioni e dei media in genere, compresa la grande pirateria oggi permessa dalla rete.
     Di tutto ciò ne parliamo con Franco Muceli, proprietario e factotum del nostro Cinema. Lo incontro prima dell’inizio dello spettacolo serale, nell’atrio del “Nuovo Garibaldi”
     “La nascita del cinema di Tortolì si colloca  in un periodo storico certamente non facile - ci racconta - : esattamente nel 1942 nacque l’idea del primo progetto con mio padre Luigino. Allora si proiettava all’aperto (l’Arena), sempre nel luogo in cui ci troviamo ora, in corso Umberto”.
     E la sua nascita, di fatto, è stata un gesto di coraggio misto ad avventura, come si conviene, del resto, a chi mastica quest’arte. In Italia, nei primi decenni del secolo, subito dopo l’invenzione dei fratelli Lumière a fine Ottocento, c’era stata “l’epopea del cinema ambulante” (come la chiama lo storico G. P. Brunetta), che ha solo sfiorato la Sardegna; poi le proiezioni si sono spostate  in uno spazio aperto fisso e determinato e infine in luoghi chiusi.
     Nel 1942, dunque, nasce l’Arena, il cinema all’aperto e, pochissimi anni dopo, nel 1945, appena finita la guerra, il Cinema vero e proprio, in uno spazio chiuso, denominato “Cinema Garibaldi”.
     “In quei tempi - continua l’attuale proprietario - era difficile superare tutti gli ostacoli causati dal vivere e operare in periferia, lontano dai centri di distribuzione. Ma tale situazione non scoraggiò mio padre, che anzi portò avanti la sua impresa, e riuscì ad offrire alla cittadinanza ogliastrina e tortoliese un prodotto cinematografico di cui comunque si parlava a un livello più generale. Ricordo che c’erano persone che per venire al cinema il sabato o la domenica, risparmiavano durante la settimana i soldi per acquistare il biglietto (50 lire circa negli anni Cinquanta/Sessanta)”.
     L’orgoglio che traspare da queste parole trova conferma nella constatazione che non tutti hanno avuto la capacità di resistere, proprio per  le mille difficoltà: i cinema di Jerzu, Barisardo, Lanusei, gli stessi Cinema Parrocchiali, una volta così diffusi, non esistono più.
     Franco Muceli ci racconta che la storia del “Cinema Garibaldi” si può dividere in tre fasi storiche.
      La prima, quella un po’ epica, è quella delle origini; una fase che desta ancora simpatia, e anche nostalgia, nei ricordi di chi l’ha vissuta, per il tipo di film che si proiettava, per la tecnologia che si usava (immagini attraverso le lanterne a carboni), così impegnativa per gli operatori cinematografici.
    Poi c’è una seconda tappa da collocare nei primi anni Settanta, con una gestione familiare del progetto, un rilancio del prodotto: era iniziata anche in questo territorio la concorrenza televisiva; si rinforzò la tecnologia del proiettore cinematografico, con la cosiddetta luce ad arco, certamente più sicura della lanterne a carboni. In questa fare lo stesso Franco collabora sempre più strettamente con la gestione e “impara il mestiere”
     “Dal 1994 comincia la terza fase, più moderna ed efficace: ora l’immagine non presenta più alcun tremolio, e l’occhio non si stanca; il suono, purissimo, è offerto attraverso la digitalizzazione” - racconta il nostro interlocutore. Ma la “rivoluzione” è alta e profonda: oltre la tecnologia, la sala è completamente rinnovata, studiata appositamente per lo spettatore cinematografico. Per tutto ciò è stato necessario investire in modo non lieve. “Ma era necessario” dice con convinzione Franco Muceli. I risultati del nuovo corso sono testimoniati, tra l’altro, da una targhetta orgogliosamente esposta all’ingresso del Cinema: si legge che la sala è stata premiata dall’Associazione Philip Morris Cinema, come riconoscimento del “rinnovato impegno imprenditoriale”. Lo stesso intervistato, a tale proposito, vuole ricordare che il premio è stato conferito proprio “per il coraggio di aver ristrutturato una sala cinematografica in una zona cinematograficamente depressa”; poi, in aggiunta significativa, vuole anche precisare che in quella stessa occasione fu premiato il restauro di “Sciuscià”.
    Ma il progetto non è mai fermo e oggi si sta pensando di dotare il “Nuovo Cinema Garibaldi” di una sala di proiezione in più. Una multisala di tre spazi (130, 58, 45 posti).
     “Bisogna sempre guardare avanti - conclude il nostro interlocutore - senza dimenticare il coraggio e l’entusiasmo di una volta; anche perché lo spettatore di oggi è più consapevole e in molti casi è giovane, preparato e quindi destinatario di  precise e selezionate scelte cinematografiche”.
     L’intervista è finita, con molte cose ancora da raccontare. Ma entrano in sala i primi spettatori.

venerdì 23 marzo 2018

A Daniela e Carlotta


a Daniela e Carlotta,

che insieme alle bambine e ai bambini
continueranno a fare il loro lavoro: giocare




L’universo non ha un centro,
ma per abbracciarsi si fa così:
ci si avvicina lentamente
eppure senza motivo apparente,
poi allargando le braccia,
si mostra il disarmo delle ali,
e infine si svanisce,
insieme,
nello spazio di carità
tra te
e l’altro.


Chandra Livia Candiani
(La bambina pugile ovvero La precisione dell’amore, Giulio Einaudi Editore)





Sabato, 24 marzo 2018, alle ore 11.00 a Tortolì, a Daniela e Carlotta e a tutte le bambine e bambini vittime di violenza verrà intitolato il parco giochi di Piazza Rinascita.

giovedì 8 marzo 2018

Cronache ogliastrine


Che cosa sono queste “Cronache ogliastrine”? Un punto di riferimento critico aperto a tutte le donne e gli uomini di buona volontà, che vorranno discutere sulla realtà ogliastrina.
Di che cosa si parlerà? Di argomenti e fatti piccoli e grandi, che accadono in Ogliastra (ma anche nel mondo), di cui le “cronache ufficiali” si occupano poco o niente, o solo per un giorno, inghiottite dalla velocità consumistica dei tempi: temi che noi riteniamo interessanti e meritevoli di approfondimento.

Ma quale sarà lo STILE con cui si affronterranno queste cronache? “Con ogni stile, che non annoi”: bisognerà avvicinarsi a temi scelti con una certa leggerezza, che non esclude la serietà, con ironia e con punti di vista diversi.

Quanto durerà questa iniziativa? Non lo sappiamo, forse niente, ma questo dipenderà dall’interesse che sapremo suscitare, dal pubblico che vorrà seguirci, dallo scambio di opinioni che saprà scatenare. Se non riusciremo ad aprire un dibattito, chiuderemo subito.

Qual è lo scopo di questa proposta? Innanzitutto quello di divertirci noi per primi - passo preliminare per essere “letti e criticati” da altre persone - creando qualcosa che possa piacere e, possibilmente, essere utile anche agli altri. Ma cos’è l’utile? E ciò che riteniamo inutile è davvero inutile? Noi per esempio non riteniamo che sia utile solo ciò che promuove il profitto, né che lo studio del greco o la lettura di una poesia di Saffo siano inutili. Ci piacciono ancora la gratuità e il disinteresse che possiamo vivere nelle nostre vite, anche se oggi sono considerati fuori moda e controcorrente. Il fine quindi è quello di capire chi siamo e in che realtà viviamo. Una storiella di Nuccio Ordine ci aiuta a inquadrare il problema: “Ci sono due giovani pesci che nuotano e a un certo punto incontrano un pesce anziano che va nella direzione opposta, fa un cenno di saluto e dice: - Salve, ragazzi, com’è l’acqua? -  I due pesci giovani nuotano un altro po’, poi uno guarda l’altro e fa: - Che cavolo è l’acqua? -.

Ma perché questo titolo? Una sera invernale bagnata dalla pioggia, ci siamo ritrovati come amici in un ristorante di Tortolì, e tra una pietanza e l’altra è nata l’idea di dare spazio pubblico alle conversazioni di natura politica, sociale, culturale da noi gustate durante tutta la cena. Ci è sembrato che fosse possibile trasportare in rete le conversazioni, ci siamo accorti che diversi fatti descritti, o meglio raccontati al ristorante, non erano conosciuti da tutti per lo scarso spazio avuto sui giornali ufficiali. La realtà ogliastrina di cui vogliamo parlare è quindi quella che ci circonda, il mare in cui siamo immersi senza capirne a volte le coordinate.

Cronache”, cioè narrazioni o descrizioni di fatti (che riteniamo importanti) della vita dei nostri paesi in vari settori (sport, politica, arte e cultura, vita scolastica, politica, economia, paesaggio ecc. ecc.).

Ogliastrine”, non perché riteniamo l’Ogliastra l’ombelico del mondo, ma solo perché ci viviamo. Siamo consapevoli che per vedere e capire ciò che viviamo serva sia uno sguardo da vicino, sia uno sguardo da lontano: per questo ci auguriamo che anche coloro che per motivi di studio o di lavoro abitano lontano dall’Ogliastra possano e vogliano dare un contributo alle tematiche che affronteremo.

Di fatto le “Cronache” vorrebbero essere uno spunto di riflessione e di risposta contro la rabbia e la rassegnazione che ci chiudono gli occhi; contro la menzogna che ci intorbidisce le menti. Ci piacerebbe che ci aiutassero a costruire le mappe reali della nostra realtà ogliastrina.

Certo proporre un altro sito nel mare magnum della rete è temerario e provocatorio, ma noi non perdiamo di vista la possibilità di una vera conversazione, lasciando le chiacchiere.

Finiamo con un pensiero di uno che la rete la conosce davvero, Sherry Turkle, quando ci ammonisce a non abusare della virtualità della rete, perché “tutto ciò contribuisce sempre più a una fuga dalla conversazione, perlomeno da una conversazione aperta e spontanea, in cui giochiamo con le nostre idee e ci concediamo di essere completamente presenti e vulnerabili. Sono proprio queste le conversazioni in cui prosperano l’empatia e l’intimità e l’azione sociale acquista forza. Sono le conversazioni in cui trovano maggiore impulso le collaborazioni creative…”

Cronache dal termoconvettore: sulle elezioni


Pochi giorni fa voi umani italiani siete andati a votare, avete fatto le vostre scelte (o vi siete illusi di farlo) e ora state lì a chiedervi quale tra i due vincitori riuscirà per primo a trovare una maggioranza parlamentare e formare il prossimo governo: Salvini o Di Maio?

Poveri illusi. Ve lo spiego io, gattale gattale. Il prossimo governo lo faranno Renzi e Berlusconi. Sì, sì, proprio loro, alla faccia vostra di ingenuotti che li state trattando da perdenti. E non venite a dirmi che i loro partiti le hanno prese di brutto e non hanno i numeri per ottenere la fiducia, tanto non devo ricordarvi io quanto sia bravo Berlusconi a portare dalla propria parte deputati e senatori di altri schieramenti (con quali metodi lo lascio intuire a voi perché sono cose da umani nelle quali non voglio infilare le mie zampine candide).

Renzi si è dimesso? Via, neppure il più stolto di voi l’ha creduto sia pure per un attimo. Resta lì per pilotare l’inciuc … cioè, per salvare la Patria dal baratro nel quale quegli incapaci di elettori hanno rischiato di gettarla; poi farà le primarie del suo partito e sarà rieletto perché gli iscritti del PD, diciamocelo, lo vedono esattamente come io vedo i Temptation Whiskas.

E ora, se permettete, qualche nota su chi vi sta scrivendo. Sono Maurice de Monellice detto Monillo, soriano bianco di grande assennatezza,  e anch’io ogni tanto mi degnerò di scrivere su questo blog. Del resto sono ogliastrino e poi, diciamolo: la mia serva umana è troppo pigra oppure impegnata a guadagnare per le crocchette e le bollette di luce e gas, quando non sta disinfettando i pavimenti per evitare che io mi sporchi i gommini.

Non è di me, però, che vi parlerò nelle mie Cronache dal termoconvettore (be’, insomma, non soltanto, perché comunque io sono un argomento molto interessante).

 Cronache dal termoconvettore perché anch’io ho da dire la mia contro i caminetti. Sono costosi, occupano spazio prezioso, saturano l’ambiente di fumo (va be’, la mia serva umana non può permettersi un caminetto). Io perciò medito (sì, sì: medito, non dormo come pensate voi ignoranti) sul mio graffiatoio gigante, proprio dove arriva il soffio caldo del termoconvettore che con la sua aria tiepida mi concilia pensieri di grande saggezza da elargire a voi umani stolti.

Cinema in Ogliastra (2)

Locandina del film "Sciuscià" Intervista a Pino Gesualdi, operatore cinematografico             Gli “operatori cinematogra...