martedì 13 marzo 2018

Tra esistenza e commozione: il mistero della musica

chitarra

Buffa la Musica: in molti credono che al suo interno si nascondano grandi misteri, entità inviolabili e indefinite che penetrano le nostre corde mettendoci in risonanza con essa stessa. Buffa e seria allo stesso tempo. Alta e regale, ma umile e gentile. Ci muove con lei. Ci commuove. Ma cosa ci commuove? Quali sono le forze che ci spingono a piangere o a ridere o a sognare mentre la ascoltiamo? Cosa ci nasconde? Buffa la musica: ci promette insolubili misteri senza dirci che ce li piazza proprio sotto gli occhi. Fateci caso: abbiamo uno strano modo di ricordare. Quando ripensiamo alla strada di casa, a una storia raccontata o a un qualsiasi altro evento, nel ricordarcelo siamo sempre più veloci rispetto a quanto abbiamo impiegato a vivere quello stesso fatto. E questo è un bene, è un sistema di autodifesa, perché se così non fosse ci troveremmo a passare metà della nostra vita a vivere e l’altra metà a ricordare la vita vissuta. E non possiamo farci nulla: è come se il cervello congelasse dei frammenti di vita, dei fotogrammi attorno ai quali ricostruisce logicamente l’accaduto generando il ricordo in sé. E questo fa sì che ogni qual volta il ricordo venga raccontato, in esso vi sia una variabile di modifica che si fa carico della sintesi del ricordo precedente fino a quando questa modifica assuma un valore talmente significativo che tal ricordo o si salda per sempre nella nostra memoria o scompare. Ed é così per tutto lo scibile. Per ogni cosa che possiamo conoscere. Tutto necessità inequivocabilmente di una sintesi, di un compromesso con la vita in virtù della creazione di una nostra identità. Tutto tranne una cosa: la Musica. Provateci, anche ora: provate a ricordarvi una qualunque melodia: l’inno alla gioia, la quinta, tanti auguri a te, una qualunque cosa. Provateci e vi accorgerete che non si può sintetizzare perché per essere ricordata essa ha bisogno di essere ricantata nella nostra testa. Più veloce o più lenta, più piano o più forte, ma non la si può fotografare e ricostruire. Si può fare con un concerto, con l’idea del momento in cui si sia andati a teatro, ma non con la musica nella sua essenza. E questo è fondamentale perché significa che siamo davanti a un qualcosa che per saldarsi alla nostra persona ha bisogno di farci spendere tanto tempo della nostra vita quanto abbiamo passato a viverla. E’ qualcosa che ci forgia senza pesarci, che si incatena a noi e ci protegge perché è fisiologico che sia così. Perché è fatta per questo. Ovvio, parliamo di una certa musica, non di tutta, una musica che abbia la forza formale e una tensione armonica talmente ben costruita (o volutamente decostruita) da potersi far carico dell’identità dell’intera storia dell’uomo, con le sue gioie e i suoi dolori, con gli errori e le conquiste. Parliamo di quella musica che volgarmente viene detta “classica” ma che in realtà comprende barocco, romanticismo, neoclassicismo, classicismo, con tutti i suoi stili annessi: Beethoven, Rossini, Mozart ma anche Castelnuovo-Tedesco, Debussy, Tchaikovsky e centinaia di altri compositori che ancora oggi continuano a comporre. Parliamo di un pensiero artistico che dopo gli orrori di due guerre mondiali si è sentito in dovere di comporre musica che desse volutamente fastidio perché era impensabile, irrispettoso e ipocrita continuare a comporre musica “bella” sulle ceneri di un genocidio. Parliamo del più profondo tra tutti i valori che possono caratterizzare la nostra vita: l’Umanità. Senza di essa l’esistenza imploderebbe in se stessa, la vita passerebbe senza lasciare un segno, senza essere importante. L’umanità è ciò che amplifica la nostra sensibilità per la musica. Questo ci commuove: sapere che per ascoltare le note di uno spartito e per capirle non possiamo riassumerle: possiamo solo viverle, direttamente o nei ricordi, in tutta la loro interezza, spendendo il nostro tempo ad ammirarne la bellezza e a risuonare su quelle frequenze, inermi. Pace, Amore, Empatia, Gentilezza. In breve: Umanità. In altre parole: Musica.
Matteo Ghironi

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