La biblioteca, il luogo della lettura.
Leggere? Ma perché dovrei leggere? Oggi, nel 2018, quando tra tv, radio,
internet, CD rom con letterature di ogni paese, film e documentari scientifici,
mostre, musei … potrei sapere tutto o
quasi tutto? Perché perdere tempo a sfogliare un libro? proprio ora che anche a
scuola qualche ministro vuole finalmente
imporre i tablet e la tecnologia e allontanare i vecchi e obsoleti libri? Perché
dovrei accettare senza reagire gli umori di un autore, che vuole in modo
antidemocratico impormi i suoi gusti e le sue idee? E allora, perché parlare e
difendere un deposito o magazzino dei libri,
la biblioteca?
Con queste domande del tutto provocatorie,
riprese da un intervento davvero stimolante di Alfonso Berardinelli, io vorrei
proprio, invece, parlare della lettura, del suo ruolo e della sua importanza,
del luogo deputato per eccellenza alla lettura di un libro, a parte il letto
secondo Umberto Eco: della nostra Biblioteca
Comunale.
Ogni proposta sulla biblioteca viene quasi
sempre criticata con supponente ironia, soprattutto da coloro che sono convinti
che spendere per rimpolpare una biblioteca non sia altro che uno spreco di
soldi, che la cultura è tale solo se manageriale, che non bisogna perdere
tempo, come si vanta qualche ministro, con la lettura di romanzi.
Di fatto l’importanza della lettura è
sostenuta con due tesi abbastanza
differenti, non opposte ma complementari. La
prima sostiene che senza la lettura il cittadino si impoverisce, come
dimostrano i dati economici dei paesi più avanzati, secondo i quali chi sta
meglio economicamente, legge di più. La
seconda rimarca, invece, l’importanza della lettura in sé, senza secondi
fini, della lettura che ci arricchisce interiormente ed emotivamente: della
lettura di quegli autori che ci permettono di iniziare il nostro percorso di
saggezza, proprio dove e quando finisce quello dei nostri autori (certo, si
dirà, questa è l’idea di Proust, e non tutti sono Proust).
Negli anni Novanta e agli inizi degli anni
Duemila si levarono diverse ed autorevoli voci critiche, anzi veri e propri
gridi di dolore, per sottolineare quella che veniva definita, sia pure con
diverse sfumature, “arretratezza culturale” dell’Italia. In estrema sintesi si
denunciava una situazione socio-culturale preoccupante, testimoniata e
contrassegnata da indicatori universali. Come si misura l’arretratezza di un popolo?
Tullio De Mauro e Aldo Visalberghi (studiosi
della “cultura”), per esempio, elencavano allora una serie di parametri
significativi:
·
bassa
percentuale di titoli di studi
·
sottostima
della cultura scientifica
·
scarso
numero di brevetti produttivi: l’Italia con 750 brevetti/anno; 2000 della Spagna;
12000 della Francia, 15000 della Germania, 20000 della Gran Bretagna, numeri
enormi negli USA e nel Giappone, addirittura 125000!
·
lettori
dei giornali sempre meno numerosi e cifre catastrofiche sui lettori di libri:
ben 2/3 della popolazione non legge né un giornale né un libro!
·
assenza
o non sufficiente qualità delle biblioteche pubbliche
E
altro ancora. La situazione italiana non è migliorata da quegli anni, ma è
addirittura peggiorata. Oggi, pertanto, mi vorrei soffermare sull’importanza
della biblioteca pubblica, sul valore della lettura e della cultura in genere.
Tutti
i dati concordano che la disuguaglianza sociale è legata in profondità
all’arretratezza culturale.
Certo
le cause della disuguaglianza sono complesse e varie. In un libro recente due
studiosi italiani
(Franzina
e Pianta) sostengono che esistono
quattro motori della disuguaglianza: il potere del capitale sul lavoro, il
capitalismo oligarchico, l’individualizzazione (concorrenza spietata tra
individui) e l’arretramento della politica; senza però dimenticare, dopo gli
studi di A. Sen, ciò che è alla base del cosiddetto Indice di sviluppo umano
delle Nazioni Unite, vale a dire la tutela della vita e della salute, l’accesso
all’istruzione e alla conoscenza, la libertà di scelta.
Ebbene il diritto all’istruzione dovrebbe
comportare per tutti, e in primo luogo per responsabili amministratori
pubblici, la difesa di tutte le agenzie formative presenti nel territorio:
scuole, teatri, cinema, accesso ad internet e … biblioteche.
Ma vorrei, come detto, uscire da un
concetto puramente utilitaristico e funzionale della lettura e della
biblioteca: occorre ricordare che soprattutto il Novecento ha ampiamente
mostrato che un’automatica correlazione lettura-cittadinanza o
lettura-democrazia è falsa. Tutti abbiamo in testa la frase di un grandissimo lettore
come George Steiner: “Né la
grande lettura, né la musica, né l’arte hanno potuto impedire la barbarie
totale. Anzi, bisogna fare un passo più avanti: spesso sono stati l’ornamento
di quella barbarie”.
Ecco perché un’antropologa come Michèle Petit, dopo un’analisi sul campo delle
biblioteche francesi, sostiene che la
diffusione della lettura può legarsi a
un processo di partecipazione democratica, sviluppare un certo numero di
condizioni necessarie per propiziare una cittadinanza attiva, “ma attenzione:
necessarie, propizie; non sufficienti”.
Lo stesso processo di socializzazione
favorito dalla lettura e dalle biblioteche non è mai scontato: gli adolescenti,
per esempio, amano poco una socializzazione organizzata, ma preferiscono quella
spontanea; sono ipersensibili alle intrusioni quando si tratta di libri.
Chi opera nella scuola sa bene che la
stessa lettura “non costituisce sempre una garanzia di successo scolastico”; ma
certo aiuta i giovani e gli adolescenti , perché “ la biblioteca e la lettura sono un viatico
scoprire o costruire sé stessi, per elaborare la loro interiorità e
individualità”.
In
ogni caso, dunque, vale la pena difendere il ruolo delle biblioteche.
Indubbiamente oggi il concetto stesso di “biblioteca”
non può essere più quello di una volta, di trenta anni fa, legato ancora al
vecchio, ma per molti glorioso, istituto del Centro di lettura : la situazione attuale dovrebbe spingerci a
puntare più in alto, ad interagire con tutti gli strumenti formativi, a
ri-qualificare le offerte formative , a superare e contrastare le difficoltà
che si vivono in certe famiglie a causa delle carenze economiche. Si è ben consapevoli che non è facile e che
ci vuole tempo, ma intanto è meglio cominciare a porre finalmente in evidenza
le emergenze critiche del problema.
La Biblioteca dovrebbe essere uno dei
cuori pulsanti e vivi di un territorio, un luogo di dialogo e un momento
di integrazione sociale tra cittadini.
Un tempo si sono firmate convenzioni
internazionali che impongono di trovare entro 600 metri da casa propria una
biblioteca che metta a disposizione libri e altro materiale formativo. Lo
spirito di tali convenzioni risiede nella convinzione che solo in questo modo si possono
superare le distanze sociali, annullare
le distanze tra centro e periferie, dare a tutti possibilità di crescita
culturale. Io mi accontenterei di far funzionare bene una biblioteca comunale
per circa 12000 abitanti.
Per fare un passo in avanti bisognerebbe
“rivoluzionare” dunque la concezione che tutti noi abbiamo del luogo
biblioteca: abbandonare cioè l’immagine di un luogo usato come semplice
deposito di libri, magari coperti di polvere e con pagine ammuffite: questa era
la biblioteca, esilarante per molti altri aspetti, di Boccamazza, in cui
passava le sue giornate, dopo la sua morte ufficiale, Mattia Pascal di
Pirandello.
Oggi dobbiamo pensare ad una
biblioteca come luogo appetibile, piena
di luce, persino colorata, dotata di funzionali strumenti informatici e
mediatici, con studioli per la lettura singola, o salette per i lavori di
gruppo, con sale per conferenze e dibattiti, con la possibilità di
accedere e partecipare alla discussione
critica sulla società contemporanea attraverso non solo libri e riviste e
giornali, ma anche attraverso l’organizzazione di incontri e di spettacoli o
eventi (come si chiamano oggi): luogo attivo e critico e non passivo, luogo
aperto e non chiuso.
Ma qual è lo stato dell’arte della nostra
amata Biblioteca Comunale?
Per rispondere a questa domanda, parlando
con alcuni assidui frequentatori del vecchio Seminario, è emersa da una parte
la certezza che tale luogo è ancora oggi fondamentale per la vita dei nostri
concittadini e soprattutto dei giovani; dall’altra una situazione critica
causata da emergenze che si trascinano da anni.
Si possono
distinguere, in sintesi, cinque grossi problemi che angustiano la
biblioteca:
·
finanziamenti
sempre più magri,
·
personale
ridottissimo,
·
spazi
interni ed esterni da recuperare e riqualificare,
·
un
patrimonio non sufficiente di libri, riviste, materiale mediatico, dotazioni
tecnologiche e informatiche
·
assenza
di un Comitato di gestione aperto ai lettori.
Tali
carenze sono naturalmente intrecciate tra di loro, di non facile soluzione, ma
se si vuole davvero riqualificare questo importante spazio pubblico, bisogna
avere il coraggio di sacrificare altri progetti e privilegiare una volta tanto
la biblioteca.
In questo ultimo decennio segnato dalla
crisi economica, è facile constatare come il primo settore sociale ad essere
stato sacrificato sia stato proprio quello culturale. Con ministri che
strombazzano che “con la cultura non si mangia”, con un personale politico che
cancella imprudentemente dalla lista degli obiettivi programmatici tutto ciò
che riguarda il libro e il sapere (riuscendo a chiudere in Italia Biblioteche
storiche famose), è naturalmente facile diminuire
la spesa corrente destinata alle biblioteche. Da questa linea non si discostano
la Regione Sardegna e lo stesso Comune di Tortolì. Come dimostrano i dati
ufficiali relativi ai fondi regionali riservati alla nostra biblioteca (poco
più di 6000 euro nel 2016 e appena 3000 euro circa nell’ultimo anno), e come
testimonia lo stesso scarso interesse finanziario manifestato dal nostro ente
locale, nei nostri tempi è davvero difficile sostenere la centralità della
cultura e dell’esperienza delle biblioteche
. Tempi pertanto dal sapore amaro e per niente promettenti uno sviluppo più qualificato della risorsa
cultura.
Questo disinteresse si riverbera
direttamente sull’organizzazione del personale destinato alla gestione della
biblioteca: un solo bibliotecario in organico, dopo che un aiutante è andato in
pensione, con un servizio sostenuto
dall’ausilio di alcuni giovani del servizio civile nell’ultimo anno 2017 (
purtroppo oggi, nel 2018, non più presenti, e non ne sappiamo il motivo). E’
evidente che bisognerebbe irrobustire la presenza qualificata del personale, attraverso figure professionali e senza
pensare a inopportune e controproducenti esternalizzazioni del servizio, così
nefaste in altre parti d’Italia, per la loro gestione burocratica del servizio,
lontana dalla passione necessaria in un settore così delicato; bisognerebbe
ripensare allo stesso servizio civile, ma come aiuto di un più nutrito personale
organico.
Tale personale qualificato è del tutto
funzionale ad una nuova creazione e destinazione degli spazi bibliotecari.
Quando parliamo di spazi in relazione alla biblioteca, di solito si ci si
riferisce, come insegna un’esperta di biblioteche come Antonella Agnoli, a cinque
settori o blocchi complessivi: spazi
dell’accoglienza (dall’ingresso al bancone, dai bagni al guardaroba, fino
alla creazione di una caffetteria vera e propria); spazi della
comunicazione (tutto ciò che si può comunicare in fatto di eventi culturali
operanti ed attivi in Ogliastra e in Sardegna); spazi
per la lettura vera e propria, per la visione e l’ascolto, per il relax, per lo studio o attività
specifiche), spazi collettivi (eventuali
esposizioni, conferenze o dibattiti, proiezioni, attività laboratoriali); spazi amministrativi e, infine, spazi legati al tessuto urbano in cui è situata
la biblioteca: facilità di accesso, bellezza esterna dell’edificio e delle vie
che lo interessano.
Come si diceva all’inizio, è tempo di
riqualificare e aggiornare il concetto stesso di spazio della biblioteca: per
operare in tal senso è necessario che l’intero corpo del vecchio Seminario
diventi di uso esclusivo della Biblioteca (e dell’Archivio Comunale, oggi
purtroppo sacrificato), con una nuovo design
all’interno e all’esterno stesso dell’edificio: per esempio, come era del resto
nelle intenzioni di qualche anno fa, sarebbe opportuno riprendersi la piazzuola
retrostante dell’edificio, con la creazione di un nuovo spazio più accattivante
per i lettori, una sorta di luogo di incontro e di spazio conviviale. Allo
stesso tempo è sempre più indispensabile e urgente creare uno specifico spazio,
distinto per colori e funzioni,
riservato ai bambini e alle bambine (cioè per coloro che sono i più
assidui frequentatori della Biblioteca).
Il recupero del piano superiore dell’ex
Seminario, integrando e rinnovando
completamente la Biblioteca, potrebbe risolvere quelli che oggi sono i problemi
inerenti lo scarso spazio destinato a tavoli per persone singole o per gruppi di studio, con spazi naturalmente
arricchiti da opportuna strumentazione informatica.
Spazi più ampi, e meglio organizzati, sono
indispensabile per irrobustire il nostro patrimonio. A questo proposito, si
pensi solo ad un dato: secondo una convenzione internazionale, ogni abitante
dovrebbe avere a disposizione almeno cinque libri, ma la nostra biblioteca ne
possiede meno del 50% (circa 30000). Oppure si pensi al sacrificio, si dice
come al solito per motivi economici, degli abbonamenti a determinate riviste e
giornali; oppure si pensi alla scarsa rappresentatività della cultura scientifica nei programmi e nel
patrimonio della biblioteca; o ancora alle del tutto insufficienti postazioni
internet. Un discorso a parte, infine, meriterebbe il patrimonio del nostro
Archivio storico, la memoria e la storia della nostra cittadina: un meritorio
impegno iniziato anni fa, è stato interrotto, e ora le carte del nostro
Archivio giacciono inerti e inutilizzate.
In ultimo, ma ugualmente importante,
sarebbe necessario istituire una sorta di Comitato di lettori, di ausilio al
servizio bibliotecario, di collegamento con il territorio, con i cittadini e le
stesse scuole; tale organismo, leggero e naturalmente gratuito, potrebbe
focalizzare maggiormente le attenzioni di amministratori e di cittadini sugli
scopi e sulle funzioni della Biblioteca
Per chi ritiene che la biblioteca debba
essere un organismo pulsante, un centro di convivialità, uno stimolo costante
alla diffusione della cultura non ci dovrebbero essere dubbi sulla necessità di
chiedere a tutti gli interessati, in primo luogo ai nostri amministratori, di
ripensare ad un progetto nuovo e
moderno.
La biblioteca intesa in questo modo potrà
realmente diventare un luogo di incontro, assumere un ruolo di coesione
territoriale, sia in senso sociale che in senso antropologico, fungere da
raccordo fondamentale per le iniziative
che verranno proposte in tutto il territorio, essere un polo di
aggregazione e di progetti per le scuole della cittadina.
Pur consapevoli che oggi la “lettura” e la
cultura in genere non sono al primo punto dell’ordine del giorno delle varie
agende politiche dei nostri partiti o movimenti, bisogna tuttavia sostenere
sempre più decisamente la necessità e il piacere di una cultura diffusa, nello stesso tempo progettare una
trasformazione, certo graduale, della biblioteca in una piazza del sapere, come oggi
vengono definite in molti paesi europei.
Si tratta forse di un disegno utopico,
irrealizzabile? Io penso di no. Si tratta di scelte politiche e culturali, che
dovrebbero trovare campo privilegiato nei programmi e nelle azioni
amministrative, ma innanzi tutto nel pensiero dei comuni cittadini. Per questi
motivi, ritengo sempre più necessario che un comitato di lettori possa e debba
aiutare, anche con iniziative concrete, un bene comune come la biblioteca.
La lettura resterà sempre un tassello
fondamentale della vita dell’uomo, ma
per educare alla lettura non bastano più le biblioteche di un tempo che fu.
Ecco come in una conferenza a Buenos Aires, nel 1984,Italo Calvino glorificava la lettura:
“Penso che la lettura non sia paragonabile con nessun altro
mezzo d’apprendimento e di comunicazione, perché la lettura ha un suo ritmo che
è governato dalla volontà del lettore; la lettura apre spazi di interrogazione,
di meditazione e di esame critico, insomma di libertà; la lettura è un rapporto
con noi stessi e non solo col libro, col nostro mondo interiore attraverso il
mondo che il libro ci apre”.
Se pensate che un tale pensiero sia
obsoleto, e ormai superato dalla modernità,
leggete pure un libro recentissimo, di Giuseppe Montesano, dal titolo
provocatorio e allettante, “Lettori selvaggi”.
Buona
lettura.
Sainct Victor.
Piccola
bibliografia.
( ma la fonte migliore per riflettere su tutto ciò è la biblioteca stessa, dove
oltre a consultare libri ed altro materiale mediatico, si possono scambiare
opinioni con la bibliotecaria e con i cittadini, giovani e meno giovani, che
frequentano l’ex Seminario)
1.
Italo Calvino, Il
libro, i libri, in “Saggi”**, Meridiani Mondadori, 1995
2.
Antonella Agnoli, Le
piazze del sapere, Editori Laterza, 2009
3.
Michèle Petit, Elogio
della lettura, Ponte alle Grazie, 2010
4.
Giuseppe Montesano, Lettori selvaggi, Giunti, 2016